capitani coraggiosi

                                     frammenti di un diario di bordo

 

martedì, 30 giugno 2009

THE LONG AND WINDING ROAD
 
Lascio che la stanchezza mi avvolga materna, completa come un abito tagliato su misura. C’è un punto, talvolta, che sa raccontarti che l’arrivo può essere più bello del viaggio stesso e mi viene da sorridere al pensiero che di questa diatriba sulla meta e sul viaggio, una di quelle che stanno nel mondo fin dal suo inizio, io e il mio ex compare Gabriele discutemmo su questo blog quasi cinque anni fa. Certe domande non muoiono mai.
Ma insomma, la vita è un viaggio o i viaggi aiutano a vivere meglio?
Non so, fate voi.
Io stasera passo a prendere le mie bimbe e insieme andiamo a pigliarci le chiavi di casa nuova. I mobili stanno arrivando, i contratti che ti regalano il fantastico obbligo di pagare bollette sono pronti, i soldi per pagare l’affitto li ho prelevati. Intanto, nell’altra casa accumulo scatole di cartone dentro cui stipare cose e pensieri.
Mia figlia grande dice che la casa che stiamo per lasciare, piccola scomoda con una cucina invivibile e un bagno per puffi, le mancherà perché ci abbiamo comunque vissuto giorni belli. A volte i bambini sanno essere più saggi degli adulti, ed è una verità non banale. Di certo, posso essere contento perché il mestiere di padre svestito da quello di marito è senza dubbio più difficile.
Certe sere che andiamo a letto mi sento sfinito. Lavoro, passo a prenderle, giochiamo e poi cucino, lavo la piccola che non smette un attimo di parlare e poi magari litigano e io intanto cucino e poi arriva una tragedia di nome cena perché il cibo è una di quelle cose di cui loro farebbero volentieri a meno ma io stoicamente non cedo e a tavola ci passiamo un’ora. Dopo, a letto coi cartoni, loro crollano nel sonno sempre prima della fine e io resto a guardarle dentro il loro respiro tranquillo, a pensare, a crogiolarmi dentro una stanchezza che sa essere bella come quella di oggi: totale e comprensiva.
Il giorno in cui mi sono separato ho promesso a me stesso che non avrei smesso di fare il padre. Non per eroismo o per vecchi e mai sopiti sensi di colpa, ma perché mi piace. Mi piace fare il padre ed esserlo. Proprio. Non a caso, forse, ho scritto un libro che racconta le vicende di un uomo con figlia abbandonato dalla compagna.
Le tengo con me più che posso. La scelta comporta sacrifici e ne rivendico la dimensione, ma la rivendico verso me stesso. So essere un buon papà. Sul resto possiamo discutere, ma su questo proprio no.
 
Terminata l’apologia, stasera prendo le chiavi di casa nuova.
C’è quasi tutto, manchi tu. So essere un buon papà e questo comporta sacrifici - e attese - che, me ne rendo conto, si riflettono anche su di te: ti chiedo scusa per questo. Però è il nostro viaggio, sopra questo percorso sconnesso in cui i sassi e la polvere si mescolano a burroni infidi. Insieme, la polvere si disperde e i burroni diventano buche insignificanti. Insieme, respiriamo per come si deve e non per obbligo di sopravvivenza.
E allora, la vita è un viaggio oppure i viaggi ci aiutano a vivere?
E’ una domanda senza uscita.
Io però posso dirti, senza tema di smentita, che il viaggio insieme a te è incerto e per questo bellissimo.
 

postato da giuseppemauro, 15:12 | link | commenti

lunedì, 29 giugno 2009

E di nuovo cambio casa  -  Ivano Fossati
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C                              Em
E di nuovo cambio casa di nuovo cambiano le cose
Gm A7
E di nuovo cambio luna e quartiere
Dm Fm
Come cambia l'orizzonte, il tempo, il modo di vedere
C Dm G C
Cambio posto e chiedo scusa ma qui non c'e' nessuno come me
C Em
E stasera do a lavare il mio vestito per l'amore
Gm A7
Cambio donna e cambio umore stasera
Dm Fm
E stasera voglio uscire che mi facciano parlare
Am C F7+ Dm7 G7 C
Voglio ridere voglio bere, io stasera cambio amore, tutto qui

Eb Gm
Ma sapere dove andare e' come sapere cosa dire,
Bbm C7
Come sapere dove mettere le mani
Fm Abm
Io non so nemmeno se ho capito quando t'ho perduta
Eb Fm Bb Eb
Qui fioriscono le rose ma dentro casa e' inverno e fuori no

Eb Gm
E vendo casa per un motore la soluzione e' la migliore,
Bbm C7
Un motore certamente puo' tirare
Fm Abm
La mia fantasia un po danneggiata da troppo tempo parcheggiata
Cm Eb Ab7+ Fm7 Bb7 Eb B7
E poi cambiare casa come cambiano le cose cosi'

E / Gbm7 / Am / Gbm7

E Abm
E gira gira gira gira si torna ancora in primavera
Bm Db7
E mi trova che non ho concluso niente,
Gbm Am
Io l'amore l'avevo in mente ma ho conosciuto solo gente
Dbm E Gbm B7 E
E posso poco andare avanti fintanto che nessuno e' con me
E Abm
E gira gira gira gira si torna ancora a primavera
Bm Db7
E scopro che non ho capito niente
Gbm Am
E allora io stasera do a lavare il mio vestito per l'amore
Dbm E A7+ Gb7
Cambio donna e cambio umore cambio numero e quartiere
B E
Fintanto che nessuno e' con me

E Abm Bm Db7 Gbm Am
Dbm E A7+ Gb7 B E

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mercoledì, 29 aprile 2009

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martedì, 21 aprile 2009

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domenica, 12 aprile 2009

 

IO NON SO


Allora, spengo anche il telefono. Non voglio che il mondo mi trovi; non voglio sapere se mi cerca.

Le onde si spengono sugli scogli con la quiete di chi è perfettamente consapevole della propria eternità. Mi rintano sopra il muretto che corre di fronte al faro. Non c'è nessuno. Forse nemmeno io.


Intanto, non so.

Non conosco il peso dell'arcobaleno di grigi che si innervosisce leggero tra nuvole e mare, ordito malinconico e suadente.

Non so chi sbuffi queste folate improvvise che mi piovono sulla faccia annunciando un pioggia che ritarda, costringendomi ad alzare gli occhi e a chiuderli per vedere bene.

Non so chi afferri la mia mente portandola fuori dalle pagine che leggo, trascinandola sopra il liscio tremore del mare, ingannandola di onde e di pruriti salmastri.

Non so dei pensieri della donna vestita di Ipod che si siede sul muretto pochi passi davanti, sento i suoi occhi che mi percuotono mentre continuo a leggere, non alzo lo sguardo una sola volta, lei sonda la mia indifferenza per dieci minuti, poi si alza e sparisce oltre il crocevia degli eventi rifiutati.

Non so della confusione dei gabbiani alle prese con quell'aquilone che ondeggia beffardo, sembra sfidarli in altezza e lievità prima di precipitare lentamente sul pelo dell'acqua, due ragazzi allora lo lasciano andare e tornano in terra e io non riesco più a vederlo, io non so se è sparito trascinato dalle correnti del golfo o se le sue ali ormai troppo pesanti lo hanno risucchiato sul fondo, io penso soltanto alla libertà di volare che possedeva tenuto al laccio e poi perduta una volta lasciato andare e questo ossimoro assurdo mi inquieta, mi affanna, devo aspettare il prossimo refolo di vento per riprendere a respirare.


Io, io, io.


Io non so se chiamare casa la pioggia di cose a caso che gli occhi riconoscono sulle vie di ogni giorno, i piloni orrendi ordinati che sorreggono strade che riescono persino a interrompersi senza portare a nulla, le gru che sollevano cementi disarmati abusivi abusati, le montagne di rifiuti sapientemente dislocate nei punti irraggiungibili dall'occhio chiuso di chi dovrebbe sapere – lui sì – ma che viceversa si preoccupa di avvalorare la tesi secondo cui la Campania Infelix è finalmente liberata dai sacchetti, dalla diossina, dagli incendi dolosi, dall'indifferenza inguaribile di chi la abita.

Non so delle credenze della donna che parla al telefono a voce alta, dissertando della grandezza di un dio che tra le sue diverse incombenze non avrebbe a suo dire esitato a punire chissà chi, mi faccio forza per non domandare alla donna per quale motivo un dio dotato di poteri da supereroe benevolo e benigno dovrebbe occuparsi di fare dispetto al suo “nemico” piuttosto che usarli in luoghi e per gente che ne avrebbe infinitamente più bisogno.

Io non so se il tuo profilo è quello giusto, se il tuo naso è davvero così perfetto - specie se paragonato al mio – o se sono gli incastri tra i miei occhi e il tuo viso a disegnare l'armonia delle linee che si intrecciano alle mie, se questi incastri ci appartengono in maniera esclusiva, se l'anima che riesco a vedere ricomposta, nel tempo in cui i nostri corpi si alleano per combattere chi ha deciso di tagliarla di netto costringendo le due parti a viaggiare per conto proprio, è così vera, antica, persistente.


Oggi eri così bella, così stridente rispetto al grigio che incatenava il mare, che parevi non esserci e ti prego: non riderne. Da quando i tuoi occhi hanno preso l'abitudine di colorare i miei giorni, ci sono certe paure che sbucano dagli angoli più scuri della mia memoria dispersa, quelli che non ricordo ma che mi hanno lasciato ricche eredità di segni sotto le pelle e dentro le vene, odori calorosi e asprezze d'inverno. Cose contro cui non ho sempre argini sufficienti a tenermi al riparo.

Cose che io non so.

postato da giuseppemauro, 19:22 | link | commenti (1)