capitani coraggiosi

                                     frammenti di un diario di bordo

 

lunedì, 31 maggio 2004

Tutti gli uomini sono intellettuali, ma non tutti gli uomini hanno nella società la funzione di intellettuali. (…) Ogni uomo, all'infuori della sua professione, esplica una qualche attività intellettuale, è cioè filosofo, artista, uomo di gusto, partecipa di una concezione del mondo, ha una consapevole linea di condotta morale, quindi contribuisce a sostenere o a modificare una concezione del mondo, a suscitare nuovi modi di pensare” - Antonio Gramsci

 

Perché nasce questo luogo? Ovvero da quali esigenze prende le mosse la necessità di costruire una sorta di porto da cui salpare alla ricerca di?

Domanda semplicemente complessa, le cui risposte possibili contribuiscono, una volta costruite, a rendere l’insieme (domandarisposte) ancora più intricato, labirintico.

Non lo so, però non credo sia corretto definirci narratori. Non qui, almeno, o non solo.

Il mio ottimo e curioso (non nel senso di strano) compagno di traversate l’ha scritto chiaramente: vorremmo proporre dei nodi che hanno a che fare con la cultura, che finisce oggi per essere spesso società.

Bè, questo non è narrare. Questo è domandarsi che succede, proporlo a viaggiatori ignari o consapevoli, articolare confronti che contribuiscano a sbrogliare matasse o – perlomeno – a renderle un po’ più leggibili.

Abbiamo l’ambizione di svolgere una funzione intellettuale sì.

C’è da discutere, raccogliendo l’utile provocazione di Mauro Pianesi (che saluto, avendolo conosciuto “da lontano” ad un seminario tenuto da Giulio Mozzi a Perugia), sul perché la parola “intellettuale” richiami oggi una nomenklatura d’antan, provocando brividi di freddo.

C’è da discutere, cioè, sul perché la crisi indubitabile degli intellettuali sia diventata, nell’immaginario collettivo, crisi del termine stesso, relegandolo ad una dimensione quasi spregiativa.

Sembra che interrogarsi sul mondo sia, oggi, fuori moda.

E però le parole sono importanti, come dice il regista.

In questo porto che ostenta con orgoglio una splendida bruttezza estetica, i capitani coraggiosi ambiscono anche ad essere intellettuali o, quantomeno, a svolgere la funzione propria degli stessi.

 

Qualche giorno fa ho letto le conclusioni di un istituto di ricerca che aveva analizzato i comportamenti sociali della “solita” generazione dei trentenni o giù di lì. Ebbene, questa generazione non produce, non vive, non consuma: sostanzialmente, è invisibile. Si diceva, testualmente: “è come se fosse passata una guerra, come se un’intera generazione fosse stata spazzata via da una guerra”.

E’ impressionante.

Questa generazione sopravvive dentro ad una società complessa come mai in precedenza senza fare alcuno sforzo di integrazione, evitando accuratamente di interrogarla e di interrogarsi, rifiutando un ruolo di coscienza critica che – pure – gli sarebbe persino dovuto.

Spesso si fa risalire tutto alla crisi delle ideologie, una sorta di big bang che pure ha avuto, in certi momenti, un potenziale liberatorio enorme, ma che si è risolto (o che si risolve nella sua espansione non conclusa) con una gigantesca operazione di cancellazione ideale: niente punti di riferimento, niente modelli, nulla da cui ripartire.

C’è anche questo, certo. Con quel big bang, siamo tutti un po’ più orfani. Non c’è mondo da migliorare, bensì da riscrivere, ma la generazione che dovrebbe accollarsene l’onere non esiste, semplicemente.

Sta anche qui la crisi degli intellettuali, e del loro ruolo storico.

 

Comunque.

 

Da questo porto, noi proporremo cose.

Da qui, con l’ambizione di ignorare mode e miti transuenti, potrete rinfacciarci la pretesa di offrire concezioni del mondo - o delle storie del mondo - su cui litigare, discutere, confrontarci.

Da qui non ci poniamo preclusioni: potremo narrare fiction fingendo che sia tale, potrò raccontarvi della ragazza che mi ha mollato d’improvviso lasciandomi nella disperazione, regalandomi una demotivazione ad esistere che mai avevo conosciuto prima d’ora e rispolverando nella mia testa tutto l’armamentario teorico sulla inguaribile puttaneria del genere femminile della specie umana, potremo mettere in concorso i dieci modi migliori per boicottare retequattro.

Non saremo sempre all’altezza del compito che vogliamo assegnarci: perdonateci in anticipo.

 

A presto.

postato da giuseppemauro, 10:31 | link | commenti (4)

giovedì, 27 maggio 2004

Ciao a tutti. Io andrò via nel pomeriggio e venerdì e sabato sarò qui: http://www.marchexpo.it/schedaarticolo.asp?plingua=IT&idart=IL%20VINCITORE%20DI%20PENNE,%20SCARPE%20E%20SCARPARI.

Domenica invece sarò con Nephos Edizioni a Pegazzera, vicino a Broni (Pv), a una manifestazione che si chiama CANTINE APERTE 2004. Alle 10:00 presenteò un pittore che si chiama Carmelo Sciascia, e lui presenterà me e questo libro: http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&c=XLUO3OWMTTYFP.

Tutto questo per dire a Giuseppe: comincia a pensare a cosa scrivere domani. So che ti faccio tremare...

postato da gabrieledadati, 13:10 | link | commenti (4)

mercoledì, 26 maggio 2004

Gli uomini di cultura sono parassiti non perché la loro funzione non sia utile, ma perché non l'assolvono.

(Carlo Cassola su Il Corriere della Sera, 28/8/1978)

Allora cominciamo così, a Giuseppe l'avevo detto. La nostra idea sarebbe proporre dei nodi che hanno a che fare con la cultura, ma anche in senso lato, e la cultura in senso lato finisce molto spesso per essere società.

Resterebbe da vedere se siamo intellettuali, Giuseppe ed io. Per quanto mi riguarda la vedo così: se lo siamo, questo è il nostro compito. Se non lo siamo, ce la sentiamo lo stesso di provare ad assolvere a questo compito visto che gli intellettuali (cfr. Cassola) non lo fanno.

Penso che ci sarà spazio anche per cose personali o giù di lì. Se va tutto bene, la cose non dovrebbe diventare troppo noiosa.

postato da gabrieledadati, 17:20 | link | commenti (11)