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lunedì, 30 agosto 2004
ULTIMA COSA PRIMA DI ANDARE A LETTO CHE DOMANI é UNA GIORNATA LUNGHISSIMA:
A cena Esquivel che è Nobel per la pace mi ha messo la mano sulla spalla, mi ha sorriso e mi ha detto "Va tutto bene". Intanto vicino a noi c'era l'editore Marco Tropea che passeggiava parlando al cellulare. Ora: Marco Tropea è identico a Funari, e avere Funari che ti guarda mentre mangi è una delle cose più impressionanti che mi siano mai capitate in vita mia.
postato da gabrieledadati, 23:24 | link | commenti (3)
MACACO
Ieri sera ho fatto la security durante il concerto dei Macaco. Avete presente quelli che al Festivalbar tolgono le braccia protese dei fan? Ecco. Solo che se andate su www.nephos.it e date un'occhiata alla mia foto, potete rendervi conto della mia credibilità in questo ruolo.
Alla fine del concerto, poi, i Macaco (barcellonesi) hanno deciso di prendere gli strumenti e scendere a suonare in mezzo al pubblico. E lì, come si faceva a proteggerli?
Mi è venuto anche un terribile timore a un certo punto: e se fossimo stati un obbiettivo sensibile per i terroristi?
postato da gabrieledadati, 08:55 | link | commenti (1)
domenica, 29 agosto 2004
CAROVANE 2004
A Piacenza questa settimana c'è un festival di letteratura, musica, arte ecc. Ci sono scrittori italiani (Genna, Conti, Morozzi, Monina, Pitzorno ecc.), giornalisti (Minà ecc.), disegnatori di fumetti (Freghieri di Dylan Dog ecc.), musicisti (Morgan, i Macaco ecc.), fotografi (Giovannetti ecc.), critici (Arpaia, Luciana Bianciardi ecc...) e tanti artisti sudamericani.
Assomiglia al festival di Mantova, ma qui gli incontri sono tutti gratuiti.
Per maggiori info www.carovane.pc.it
Io faccio il volontario e sono in giro tutti i giorni (tranne mercoledì che devo andare a Pavia).
postato da gabrieledadati, 10:07 | link | commenti (3)
venerdì, 27 agosto 2004
UN FATTO PERSONALE
Adesso che una persona che amo sta male, adesso che nel corpo di questa persona sembra affievolirsi la vita, sempre più spesso, fin troppo spesso mi vengono in mente i Linea 77 nella canzone Fantasma: "vivo sperando / che le persone che amo / proseguano nel viaggio". Davvero in questo momento non riesco a vedere niente di più importante.
postato da gabrieledadati, 13:13 | link | commenti (1)
giovedì, 26 agosto 2004
CESARE BATTISTI
http://www.carmillaonline.com/archives/2004/04/000680.html
Lo so, se ne parla dovunque.
Eppure io sento il bisogno di palesare la mia assoluta incapacità di capire, in questa storia infinita, quale sia la cosa più giusta, o la meno sbagliata.
In Italia la stagione della lotta armata, quella ispirata da impossibili quanto folli ambizioni da avanguardia proletaria di una imminente rivoluzione comunista, sembra non concludersi mai. Ci facciamo i conti da più di trent’anni, e la puntuale periodicità della riorganizzazione in gruppi di donne e uomini che cominciano, a un certo punto della propria storia personale, a pensare, a scrivere e ad uccidere in nome di tali folli ambizioni, mi appare sconcertante. Persino sospetta.
Questo da un lato.
D’altro canto, questa riorganizzazione continua, questa perenne necessità di affrontare una anomalia che, nel mondo occidentale, sembra appartenere solo a noi italiani, impedisce un ragionamento sereno (per quanto io mi renda conto della difficoltà di ragionare serenamente in presenza di un elenco di morti e feriti pure piuttosto corposo) su quegli anni, e sulle ragioni che spingevano i Battisti e i Sofri e i Curcio e i Moretti e i Feltrinelli a battagliare, in modi diversi, contro lo Stato e contro tutto ciò che detto Stato incarnava ed incarna.
Ragioni ce n’erano. Molte folli, assurde, persino incomprensibili. Eppure, tra quegli uomini, c’erano e ci sono menti che oggi mostrano lucidità impensabili e allora viene da chiedersi perché, che cosa c’era dentro quegli anni tumultuosi e forse per noi inintelligibili, quali sommovimenti scuotevano allora le coscienze e mostravano ad esse tutta l’inadeguatezza di un mondo sbagliato, da cambiare. Da rivoltare come un calzino. Qui e ora, come si diceva.
Era un mondo ottuso, quello, e non va dimenticato.
(vi invito a leggere questo bel libro di Giovanni Bianconi, “Mi dichiaro prigioniero politico”, lo trovate qui
http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880615739&ed=87)
Viene da chiedersi perché, ma io non trovo risposte. E proprio a valle di queste risposte mancate, mi chiedo cosa avrei fatto se li avessi vissuti anch’io quegli anni, nel pieno del loro devastante divenire. Perché immaginare un mondo di scuole presessantottine, di colonnelli greci, di Tambroni e di picchiatori fascisti, di rivoluzioni cubane, di eroi morti in Bolivia, di liberazione femminile, di imperialisti al napalm, di democrazie massacrate e dittatori glorificati, di bianchi e di neri tra cui scegliere dove stare, di un sacco di cose che dimentico o che non so…immaginare quel mondo non è come viverlo.
Loro c’erano. Loro, i Battisti e i Sofri. Con tutte le differenze dei casi, che tralascio.
Però, in questa storia che non finisce, la straordinaria dignità con la quale Adriano Sofri continua la propria battaglia per il ragionamento sopra quegli anni, rifiutando in nome di essa la possibilità di starsene a scrivere e a lavorare a casa sua, tra i suoi affetti, mi sembra contrastare in maniera stridente con l’autoesilio di Cesare Battisti.
Sofri lotta contro l’incapacità di una democrazia e di un Paese di fare i conti con il proprio passato e con una guerra che ha contrapposto, nei suoi momenti e nelle sue forme meno folli e più lucide, visioni e concezioni diverse del mondo, dell’organizzazione della Società e dell’economia, del sistema. Ma Sofri lotta standoci dentro (e resta dentro), accettando fino in fondo le regole di questa democrazia imperfetta. E lotta per difendere ragioni che sono collettive, generazionali, non riconducibili semplicemente ad una storia personale. Lotta perché si chiuda una guerra, che invece resta aperta e che sembra non finire. E questa, per mia convinzione, è una lotta alta.
Battisti, invece, si autoesilia.
Io comprendo le ragioni di un uomo che possiede le stesse convinzioni sulla necessità di chiudere un periodo, di ragionarci serenamente, di capire e far capire.
Ma la dimensione collettiva che pure egli invoca, fa a pugni – io credo – con la perdita di fiducia nella giustizia del proprio Paese. E con l’affermazione di appartenenza ad un Paese diverso. Questa mi pare una dimensione tutta personale e – ben consapevole di attirarmi addosso gli strali di tanti – mi ricorda tanto Craxi.
E allora, nella mia testa, delle due l’una: o aveva ragione Craxi, e ha ragione Battisti, o hanno torto entrambi.
E allora, nella mia testa, mi chiedo: ad un uomo che, nel chiuso della propria storia personale, raggiunga la certezza di essere dalla parte del giusto, e ne scriva argomentando finemente e convincendo alcuni o tanti, e ritenga di aver subito o di subire un torto dal proprio Paese fino a giudicarlo ingrato o incapace di comprendere ragioni, a quest’uomo – io mi chiedo – cosa resta da fare? Scappare, e lottare da fuori e da libero rivendicando logiche e storie e esigenze di cambiamento, o accettare le regole e - cosa che ritengo abbia pure una certa rilevanza etica - il fatto che tanti abbiano pagato anche in silenzio pur condividendo le medesime ragioni, e dunque restare, e rischiare di finire la propria vita in galera, senza rinunciare mai ad affermare con forza idee e ragioni e necessità?
La domanda sembra retorica, ma non lo è. Perché dimensione collettiva e individuale, in certi casi, si mescolano in maniera inestricabile e diventa complicato e forse impossibile separarle. E allora resta da chiedersi cosa faremmo noi, costretti a vivere certe lacerazioni, immersi in quel contesto.
Salvo scoprire di non saper rispondere, o di articolare risposte del tutto inadeguate.
postato da giuseppemauro, 11:03 | link | commenti (2)
mercoledì, 25 agosto 2004
UN TRANQUILLO WEEK-END (Parte Seconda)
Andiamo in questo centro commerciale: saranno le undici. Ci passeggiamo dentro insieme ad altre 100.000 persone che hanno avuto la stessa idea. Nessuno compra niente, a parte il sottoscritto che trova Lunaep dei Verdena e lo prende costringendo tutti a un'ora di coda alla cassa (anche qui, non senza amenità).
Mangiamo in un self-service e a metà pomeriggio riusciamo ad andare in spiaggia.
Di sera andiamo in un ristorante cinese in centro a Marina di Massa. Il locale può ospitare, nel suo ampio giardino sul mare, circa 150 persone. La cena dura tre ore, perché il ristorante è in preda alla disorganizzazione. Voi direte: poco male. Peccato che in quelle tre ore sul mare ci siano i fuochi artificiali. Voi direte: be', poco male, ve li siete visti dal giardino del ristorante. Rispondo: peccato che fra il nostro tavolo e la linea dell'orizzonte ci fosse l'unico albero di tutto il giardino.
Abbiamo passato un'ora a sentirli, i fuochi.
postato da gabrieledadati, 09:25 | link | commenti
martedì, 24 agosto 2004
IL MUCCHIO SELVAGGIO
Allora, ho comprato adesso l'ultimo numero de Il mucchio selvaggio (n. 589). A p. 69, nella rubrica Quando è tempo di scoprire, c'è un trafiletto che riguarda me e il mio libretto Quando saremo veri (Stampalternativa 2004, 1 euro). Termina "[...] questo racconto del giovane piacentino Dadati, in cui un venditore maltese di cd taroccati sbarca in Italia per ammazzare Max Pezzali degli 883. Di più non dico, tanto so che avete già un pulcione nelle orecchie. Diverte, prende ed è anche ben scritto, oltre che economico."
Sono l'uomo più felice della mia camera: a 22 anni non so suonare neppure uno strumento e sono finito lo stesso su Il mucchio selvaggio. Mi sento uno dei Verdena! Se ci fossero ancora, uno dei fratelli Hanson!
Il libretto si può pigliare su www.stampalternativa.it
Peccato che in cima alla pagina, in altro contesto, ci sia questa dichiarazione di Alberto Castelvecchi: "Noi abbiamo le idee, le grandi concentrazioni editoriali le usano."
Chi sia Alberto Castelvecchi e perché, a un passo da essere un bravo editore si sia rivelato essere solo un pirla, parleremo un'altra volta.
postato da gabrieledadati, 10:21 | link | commenti (1)
lunedì, 23 agosto 2004
UN TRANQUILLO WEEK-END (Parte Prima).
Dico a Paola se andiamo tre giorni a Marina di Massa dove ho un bilocale. Paola è contenta (il 6 settembre, data di consegna della mia tesi di laurea, saranno due anni e mezzo che stiamo insieme). Le dico: andiamo in treno, che stiamo tranquilli, che per strada magari c'è traffico e ho poca voglia di guidare sulla Cisa. Paola ne conviene.
Decidiamo di prendere l'interregionale per Livorno alle 18:00, comodissimo, venerdì. Facciamo il biglietto mezzora prima, nessuno ci dice niente, sembra tutto ok.
Ma sul tabellone il treno non è segnato. Chiediamo a tre impiegati delle F.S. Solo il terzo riesce a saperci dire che dal 9 al 29 agosto la tratta Parma-Sarzana è interrotta per lavori. Ma c'è il pullman sostitutivo da Fidenza, non preoccupatevi: vi porta a Pontremoli. Ma a Pontremoli un treno per Massa lo troviamo? Be', sì, dice poco convinto.
Ci mettiamo allora su un treno per Bologna. A Fiorenzuola ferma (Fiorenzuola da Piacenza dista 25 km) e non riparte più. S'è rotto. Ne aspettiamo un altro, che arriva dopo 40 minuti e ci porta a Fidenza (che è a 20 minuti da Fiorenzuola), dove saltiamo giù, usciamo dalla stazione e cerchiamo il pullman.
Troviamo: che il pullman da Fidenza parte solo il mattino, e in più ci si è attaccata una signora con un braccio rotto a cui portiamo i bagagli e un'altra che mi ritiene resposabile di tutto. La mando a cagare dentro di me. Paola, io e braccio-rotto rientriamo nella stazione di Fidenza, dove ci dicono che dovevamo andare fino a Parma.
Aspettiamo un treno per Parma, saliamo, scendiamo a Parma. In due ore e con tre treni abbiamo coperto 50 km.
Aspettiamo tre quarti d'ora, prendiamo il pullman per Potremoli. In altre due ore siamo a Pontremoli. Alle 22:06 c'è un treno per Livorno.
Dopo venti minuti scopriamo che il treno per Livorno è stato cancellato. Braccio-rotto va giù di testa. Paola e io ci guardiamo: quattro mezzi, cinque ore per fare 120 km e non siamo ancora arrivati. Ce ne mancano 40 all'obbiettivo.
A Marina di Massa ci sono mia sorella Sabrina (che è incinta di sette mesi) e suo marito Giampaolo. A malincuore li chiamo e ci vengono a prendere.
Con la loro auto siamo a cinque mezzi e cinque ore e quaranta di viaggio per coprire 160 km.
Il mattino dopo, sabato, ci svegliamo per andare in spiaggia.
Piove.
Andiamo in un enorme centro commerciale.
postato da gabrieledadati, 12:57 | link | commenti (3)
domenica, 15 agosto 2004
BUON FERRAGOSTO (feriae Augusti: perché l'imperatore Agusto compiva gli anni e si riposava).
Be', maggio è il mese più crudele, ma a volte anche ad Agosto si fa piuttosto fatica.
postato da gabrieledadati, 15:37 | link | commenti (5)
venerdì, 13 agosto 2004
NaturalMente BenEssere
Lamberto (già proprietario dell'allora più incasinata libreria di Piacenza) da tre anni e mezzo ha aperto questo posto bellissimo: www.naturalmentebenessere.org
Ci sono stato ieri sera a mangiare con Stefano: abbiamo mangiato benissimo e parlato tutta la sera con Lamberto, che era una vita che non lo vedevamo. Era felice, Lamberto.
postato da gabrieledadati, 11:22 | link | commenti
sabato, 07 agosto 2004
SOCIETA' DI VERGOGNA e SOCIETA' DI COLPA
All'interno della cultura classica (più greca che romana) si individua il concetto di Società di vergogna, e cioè: le mie azioni cadono sotto gli occhi di tutti e da questo ne ricavo giudizio, se sono cattive o buone azioni.
All'interno della cultura cristiana si individua il concetto di Società di colpa, e cioè: non importa il giudizio degli altri, ma quello della mia interiorità in comunione con Dio.
Nel primo caso l'azione privata cade raramente sotto il discrimine buono/cattivo, nel secondo sempre, perché il giudizio mio è sempre vigile. In questo poi sta anche il concetto di peccato.
Mi viene allora in mente che forse la nostra società sta tornando (bassamente, non nobilmente) ad essere società di vergogna: parzialmente perché siamo abituati a percepirci attraverso i media, parzialmente perché non crediamo più come un tempo, parzialmente per altro. Mi viene in mente che, per esempio, andiamo veloci in auto o superiamo facendo la fila, ma "ci dispiace" e "ci sentiamo in torto" solo se veniamo scoperti (che vuol dire se veniamo recepiti, se cioè a giudicarci sono gli altri e non la nostra interiorità).
In tutto questo, ieri sono andato a rubare piccole prugne in un campo con mia sorella che è incinta di sette mesi (non rubavo frutta neppure quando ero piccolo, comincio adesso). Non ci hanno scoperti, ma ho il sospetto che se fosse successo mi sarei vergognato, mentre adesso non mi sento per niente in colpa (mia sorella farà la marmellata).
postato da gabrieledadati, 14:10 | link | commenti (1)
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