capitani coraggiosi

                                     frammenti di un diario di bordo

 

domenica, 31 luglio 2005

Accompagno Silvia in stazione: prenderà un treno per Milano alle 20:30, scenderà dopo dieci minuti a Codogno, lì prenderà un treno alle 20:54 che la porterà a Cremona. Il treno per Milano parte da Piacenza ed è già sul binario 10 minuti prima dell'orario. Penso: perfetto, così non potrà fare ritardo. Invece quando è il momento (Silvia ed io ci stiamo salutando) il treno non parte. Accumula minuti di ritardo e alla fine parte 12-13 minuti dopo il dovuto, mettendo a repentaglio la coincidenza di Silvia. Così le dico: io sto qui in stazione e se a Codogno vedi che hai perso il treno chiamami che ti vengo a recuperare e ti porto a Cremona in auto.

Aspetto, gironzolo, mi guardo attorno. Dopo un po' mi arriva la chiamata di Silvia che mi dice: il treno per Cremona ha 25 minuti di ritardo, riesco a prenderlo con comondo. In effetti io pensavo che sarebbe andata così, perché di solito se c'è una coincidenza che deve essere presa il secondo treno aspetta il primo, quando è in lieve ritardo.

Solo che così si accumulano ritardi a catena, arrivati a sera. E allora mi è venuta in mente una cosa: i treni non viaggiano di notte (per la maggior parte) proprio per questo motivo. Non perché non ce ne sia bisogno o perché non si riuscirebbero a organizzare corse notturne, ma perché così la notte pareggia i conti, si piglia gli ultimi ritardi, serve da pausa e il mattino dopo si ricomincia da capo. Se i treni andassero in continuazione il monte ore di ritardi si accumulerebbe esponenzialmente e i treni scivolerebbero in avanti di giorni, ogni anno di più, e nel 2010 prenderemmo i treni in ritardo del 2009 e nel 2250 quelli del 2210 e via via sempre più.

postato da gabrieledadati, 22:14 | link | commenti

venerdì, 29 luglio 2005

A PRESTO    
 
Cari voi,
 
da domani vestirò per tre settimane di cieli abruzzesi e di mare dei medesimi luoghi. Perchè è così: la fine di luglio è termine d’anno, una stagione si insoffitta mentre un’altra soffre di vagiti impazienti. Agosto - allora - è fine, di metafora e di sostanza.
E io, che sia di mare o di montagna, identifico la mia personale annuale transumanza con le terre d’Abruzzo. Più o meno da sempre.
Risalgo pendici e correnti per poi scendere di nuovo a valle e rituffarmi nelle cose di sempre che inutilizzano i giorni miei e quelli di tutti. Più o meno da sempre.
Insenso da vivere.
E allora settembre è una pagina bianca e lasciamola lì, sfogliarla è un gusto di domani. Oggi, voglio poggiare le labbra sulla mia spalla (mi bacio da solo, che ne sapete voi?) e sentirci sopra il sapidore del sale. Farne pelle aggiunta e corazza imperforabile.
 
Che è stato poi anno difficile, questo che lascio di schiena. Difficile e rubicondo di cose accadute. Ho ridefinito - insoddisfacendomi – un mucchio di confini che sono sembrati disegnati sulla rena, tanto labile è apparso il loro persistere. I bisogni, quelli. Le urgenze che ti attanagliano i desideri incanalandoli verso mari precisi e poi ti volti da un lato – ma dall’altro è uguale – e quelle stanno altrove, disegnando forme differenti e distanti. Invecchiano rapidi, i bisogni, e di ciò posseggono consapevolezza piena.
 
Che è poi invero falso pensare che tutto nasca sotto le stesse spoglie mortali. Ovvero, qualcosa ti resta per sempre.
Ci sono cose – e sono bisogni coscienze certezze dubbi disperazioni felicità rinviate – che stanno lì, imperturbabili alle cose che muoiono intorno o che salutano con la manina sorridente svolazzando verso altriquando. Ci sono cose che ristanno mostrando impassibilità ammantate di infinito agrodolce. Ci sono bisogni veri che restano vivi e che sanno farsi beffe delle induzioni composite che distorcono lo sguardo e tutto il resto.
Quelli – quei bisogni – stanno sul fondo dell’anima: impossibile schiodarli.
 
Che poi (oggi sono fissato così) avendo conosciuto giorni difficili vorrei che quest’anno venisse da est una tempesta in forma di catarsi a investire ciascuna delle cellule infinitesimali che compongono testarde il mio corpo e i miei pensieri, schiaffeggiandole con violenza liberatoria per restituirmele limpide e depurate da ogni inquinata inquietudine.
Vorrei pacificarmi, almeno per un poco. Per il tempo che basta.
 
Ancora, ho un libro da finire. Una storia di storie che si intrecciano senza ragione, senza che nessun destino ne muova i fili o ne tracci le strade. Sconvolgendole e riscrivendole daccapo. Storie che partono da un punto per chiudersi diverse, altre. Una storia che ho pensato di chiamare Come cerchi imperfetti, ma io sono un pessimo titolista (oltre che un mediocre narratore) per cui non lo so.
Bò, in ogni senso.
Se volete, dai pochi elementi che mi è venuto da indicare (storie che si chiudono come cerchi incompleti), potreste provare a darmi una mano nella pesca di un titolo decente.
Anzi, vi prego di farlo!
 
E infine, l’associazione Homo Scrivens ha organizzato un concorso di racconti su Napoli e i vincitori verranno pubblicati in un volume che conterrà pure storie scritte da noti esponenti della cultura napoletana. Bè, un po’ mi vergogno, ma tra questi ci sono anch’io. Un onore immeritato (dovuto al racconto scritto sui Semi e infatti so che anche il caro Marco Nardini è stato invitato a scrivere; ma di questo magari vi dirà lui) ma che mi riempie di ragionevole orgoglio.
Scriverò del mare, e come potrei evitarlo?
 
E adesso, basta.
Vi saluto carissimamente (abbracciando forte il mio compagno capitano) augurando a tutti una rigenerazione proficua completa persistente.
Cosmica.
Che il mare e i cieli confusi di sopra vi siano favorevoli.
 
A presto.

postato da giuseppemauro, 10:16 | link | commenti

mercoledì, 27 luglio 2005

Semi di fico d'India su Avvenire!

Ecco: Fulvio Panzeri in un ampio articolo sulle scritture dei nuovi narratori italiani oggi su Avvenire parla anche di Semi di fico d'India. Ne dice:

venti storie, una compilation di scritture, tipo "Hot Summer", tutte dedicate all'estate, vista nei più disparati aspetti, un'estate vissuta tra Igea Marina e la val Trebbia, tra il lago Trasimeno e una Roma deserta. Venti "luoghi di racconto" per delineare un'altra mappa della "nuova scrittura italiana". Anche qui gli under 25 sono una decina e si confrontano con i nomi già affermati di Michele Monina, Marco Bosonetto, Gianluca Morozzi, Nicola Lagioia. Sono proprio loro, i più giovani, a dare una svolta a questo "viaggiare" estivo, con la descrizione dolce-amara di una provincia italiana, presa in diretta con piglio deciso, occhieggiando a certe "vite agre" di Bianciardi, spesso inscenando interni ironici e surreali. Rimangono in testa i racconti di Marco Motta, in visita forzata alla nonna ossessionata dai suoi malanni, del curatore Marco Nardini alle prese con una paradossale avventura romana in una clinica-truffa, di Thomas Pololi, una storia di "Minicar" negate, di frustrazioni coi genitori, raccontata con il tratto svagato e veloce di un fumetto, di Gabriele Dadati (che è anche tra i vincitori del nostro concorso) con un'indagine morale su un serial killer in val Trebbia, che mette a dura prova l'esistenza del poliziotto che sta indagando. Con un intermezzo firmato da Errico Buonanno, 26 anni, già finalista allo Strega nel 2003, che qui ripercorre alcuni momenti cruciali del viaggio in Italia di Goethe, ossessionato da un Ottocento annunciato che "se mai verrà, ci coglierà dormienti e avrà la pasta dei miei sogni."

Non è mica poco.

postato da gabrieledadati, 13:33 | link | commenti

ANCORA SUI SUPEREROI

Ancora sui Supereroi e la cosiddetta contemporaneità: dimenticavo di segnalare a riguardo un Supereroe tutto particolare, e cioé il Marco "Walden" di Wu Ming 2. Si tratta del protagonista del romanzo Guerra agli umani ed è il primo Supereroe troglodita che si conosca. Peculiare poi perché: a) non ha superpoteri (ma la cosa si potrebbe perdonare alla luce di altri esempi, tipo appunto Batman), b) non fa niente di supereroico e nemmeno di banalmente eroico. Altra peculiarità non da poco è che si tratta di un Supereroe che nasce e vive in un romanzo, e non in un fumetto o al cinema. Il romanzo, tra l'altro, non è mica male.

postato da gabrieledadati, 11:01 | link | commenti (2)

martedì, 26 luglio 2005

OMAGGIO

Il tuffatore - copertina

Si ascolta QUI.

postato da giuseppemauro, 17:37 | link | commenti

SETI@HOME

Sono iscritto a questo progetto (da cui - tra l'altro - ha preso le mosse il film Contact di Zemeckis) dal 19 maggio del 1999.

Non sono uno di quelli che crede agli UFO, nè ai crope circle o cose così. Però sono più o meno convinto che l'Universo sia un po' troppo grande perchè qualcuno l'abbia pensato solo per ospitare, come unica forma di vita, noi sconclusionati umani aggrappati a questa specie di zattera sferica colorata roteanteorbitante detta Terra, per di più sovente impegnati a distruggerci vicendevolmente. E a distruggere la zattera. Così, tanto per fare.

E poi se fossimo davvero soli in mezzo al cosmo bè, sarebbe davvero uno spreco di spazio.

P.S. Se qualcuno vuol saperne di più, può sempre cliccare sull'immagine.

postato da giuseppemauro, 10:41 | link | commenti

lunedì, 25 luglio 2005

Addio a Bunker, scrittore «nato» oltre le sbarre
 
 
 
È morto nei giorni scorsi in California Edward Bunker, autore di libri come «Educazione di una canaglia» e «Come una bestia feroce» (editi in Italia da Einaudi) e di sceneggiature cinematografiche come «A trenta secondi dalla fine». Nato nei bassifondi di Los Angeles nel 1933, per 18 anni Bunker visse tra varie prigioni degli Stati Uniti. In quel periodo, grazie all'aiuto di una benefattrice, studiò e iniziò a scrivere in un ambiente durissimo, da lui descritto nel romanzo «Animal Factory». Ha detto di lui il romanziere William Styron: «Bunker appartiene a quel manipolo di scrittori detenuti americani il cui lavoro possiede integrità, maestria e passione morale».
 
 
Quello che non c'è scritto su Avvenire, ma che a me farà ricordare Bunker per sempre, è che tra le altre sue prove d'attore ci sono anche i pochi fotogrammi in cui è Mister Blue in Le iene di Quentin Tarantino.
Lo immagino tra i Penitenziari dei Cieli che la fa in barba a San Pietro (da sempre detentore delle chiavi), e scappa e sghignazza e scrive e va a cercare Kubrick per chiedergli se ha voglia di fare un film sulla sua vita. A Dio piacerà un sacco.

postato da gabrieledadati, 13:36 | link | commenti (13)

venerdì, 22 luglio 2005

IN GITA A REGGIO EMILIA PER SALUTARE TIZIANO SCARPA

Passo a prendere, ore 18:07, Silvia che arriva in stazione a Piacenza. Ho appena incontrato la mia vicina di casa di quand'ero piccolo e sono molto contento (è uno dei genitori-in-più che ho avuto in questi anni). Quando poi incontro Silvia sono ancora più contento. Quando però poi, imboccata la A1, scopriamo che c'è un incidente, siamo molto meno contenti tutti e due.

Dicono "Incidente a Fidenza, 2 km di coda". Abbiamo anticipo, la via Emilia può essere lenta a volte, per cui procediamo sulla A1. Cosa vuoi che sia? La coda procede lentissimamente. I km sono ben più di due. Quando superiamo l'incidente Fidenza ce l'abbiamo alle spalle da un po'. Insomma avremo fatto 30 km di autostrada e ci abbiamo messo un'ora e venti.

Però premo sull'accelleratore. Finalmente libero. Dopo forse un km troviamo un altro incidente. Comincio a imbestialire e dico "Spero che almeno siano morti, e soffrendo: altrimenti quando ci arriviamo scendo io a dare una testata a tutti i coinvolti". Poi mi pento e dico "Devo calmarmi, che sono anche cristiano: razzolo proprio male". Silvia sorridendo mi dice: "Guarda, la Miriam dice che ci si salva per la fede, non per le opere". Miriam è l'amica evangelica di Silvia. Poi aggiunge: "Le uniche opere che non si devono compiere, sono quelle che intaccano la morale sessuale".

Mentre penso a convertirmi a quei cristiani lì, ma poi ci ripenso, superiamo l'incidente. Tra tutti non mi sembra che si sia fatto male nessuno, per fortuna. Dopo più di due ore arriviamo a Reggio Emilia.

Parcheggiamo, andiamo in centro. Abbiamo quaranta minuti per mangiare qualcosa e fare la pipì. Solo che incontriamo Tiziano Scarpa con Giuseppe Caliceti e dell'altra gente. Saluto Scarpa e gli presento Silvia. Poi gli dico "Ci vediamo dopo" e lui dice "Macché, venite con noi". E allore andiamo tutti in un bar nella piazza dove c'è il municipio e una chiesa che ha sopra una madonna tutta d'oro, bruttissima.

Si beve, Silvia ed io mangiamo anche un toast, io sporco il tavolino di vetro con il formaggio fuso. Al tavolo c'è anche il plurivincitore di Poetry Slam Stefano Raspini che adesso in autunno fa un libretto con NoReply e poi uno Stefano di Sparajurij che è venuto da Torino a registrare Stefano Raspini che legge per fare il mini-cd del libretto di NoReply, che questa collana la curano loro, gli Sparajurij.

Scarpa si alza quando riceve una telefonata, cammina tra i tavolini della piazza, ordina una birra a Caliceti facendosi leggere sulle labbra e sorridendo. Poi si avventa su uno che è a un altro tavolo, vestito di nero e cioè ha una Lacoste nera addosso, lo abbraccia, si scopre che è Andrea Bajani. Baci e abbracci, che Andrea Bajani vive nella stessa via (a due numeri civici di distanza) da Stefano di Sparajurij, a Torino. E si scopre che lui fa una cosa lì in un palazzo, a Reggio Emilia, alle 22:00.

Vabbé, poi ci rimettiamo al tavolo, Scarpa racconta delle cose divertenti con una voce bellissima, e cioé la sua voce che è bellissima. Poi si va alla Biblioteca Panizzi, Caliceti presenta e Raspini e Scarpa si alternano a leggere. E' tutto piuttosto bello e interessante. Alla fine salutiamo Scarpa (Silvia addirittura lo bacia, io in tanti anni non ho mai osato) e Caliceti. Andiamo via.

Entrare a Cremona è un problema, quando chiudono il ponte di notte. Facciamo tutti dei percorsi, alla fine riesco a portarla a casa. Poi quando porto a casa me, prendo dal frigorifero un petto di pollo freddo e me lo mangio e buona notte.

postato da gabrieledadati, 10:47 | link | commenti

giovedì, 21 luglio 2005

PIÚ IN LÁ
 
Io so guardare lontano.
E non perchè mi giovi nel cammino delle spalle di giganti su cui arrampicarmi, no.
Dal basso dei miei passi, io guardo più in là.
Forse non vedo le cose con nettezza, ma importa poco: io guardo più in là.
Forse non sempre chi mi viaggia accanto riesce a seguire il mio sguardo o le tortuosità irrisolte sgangherate geniali della mente che guida i miei occhi, ma importa poco: io continuo a guardare più in là.
Sguardo a parabola, io travalico l’orizzonte tuffandomi oltre il visibile.
Certe volte – nel corso di questo complicato esercizio – io mi perdo, ma importa poco: io guardo più in là.

postato da giuseppemauro, 10:04 | link | commenti (3)

CHI SONO GLI SCRITTORI OGGI

Su Vibrisse Giulio Mozzi prende spunto da una specie di intervista mancata a Vincenzo Consolo (mancata nel senso che Consolo non risponde a parte di una domanda che a noi piacerebbe che rispondesse) per fare "i nomi" degli scrittori di oggi.

Scrive Mozzi: "Allora: per me i nomi sicuri sono, in ordine alfabetico: Antonio Moresco, Claudio Piersanti, Tiziano Scarpa, Vitaliano Trevisan, Dario Voltolini."

I miei nomi sicuri, ci ho pensato un poco, sono: Enrico Brizzi, Daniele Del Giudice, Giulio Mozzi, Aldo Nove, Vincenzo Pardini, Laura Pariani, Gilberto Severini. Naturalmente questi nomi sono un'aggiunta a quelli fatti da Mozzi, che ritengo validissimi (stasera andrò fino a Reggio Emilia per sentir leggere Tiziano Scarpa e fargli un saluto).

Poi aggiunge: "Tra coloro che hanno pubblicato un solo libro, magari da pochissimo, o addirittura solo in riviste, e pertanto non sono giudicabili con altrettanta sicurezza, dico: Umberto Casadei, Maria Luisa Bompani, Leonardo Colombati, Giorgio Falco, Matteo Melchiorre, Laura Pugno, Roberto Saviano."

A questi io mi sentirei di accostare: Mario Desiati, Igino Domanin e Valeria Parrella.

postato da gabrieledadati, 08:38 | link | commenti

mercoledì, 20 luglio 2005

E' appena uscito l'ultimo numero di Atelier (www.atelierpoesia.it), trimestrale di poesia critica letteratura. Il sito non è aggiornato, ma quest'ultimo numero - che festeggia i dieci anni di esistenza della rivista - è interamente dedicato alla narrativa, che di fatto aveva sempre trovato poco spazio sulle pagine della rivista. Tra vari autori che stimo molto come Gianluca Morozzi, Laura Pugno, Flavio Santi, Antonella Cilento, Alberto Garlini e altri, ho trovato posto anch'io con una nuova versione di un racconto vecchissimo. Spero che a qualcuno venga in mano questa rivista che è bella (ci lavorano tanti giovani italianisti). A me, ad esempio, è venuta in mano.

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lunedì, 18 luglio 2005

IL RAZZISMO SPIEGATO A ME STESSO

Sono tornato da Firenze finalmente, completamente razzista. Ho cioè capito che ci sono "razze" superiori e altre "razze" inferiori. E' una cosa così evidente che non so come ho fatto a non ritenerla vera fino ad oggi. Però ho anche capito che il concetto va visto diacronicamente. E cioé: non ci sono razze superiori e inferiori oggi, sulla faccia della Terra: ci sono razze superiori e inferiori se consideriamo il novero del tempo. Passeggiano in centro per Firenze si capisce bene infatti (si vedano le costruzioni) come i fiorentini del '300 e del '400 fossero una "razza" eletta, superiore ai noialtri poveracci di oggi, così come - è ovvio - erano una "razza" superiore gli ateniesi retti da Pericle. Mentre ci arrabattiamo bestialmente chini sui nostri giorni, c'è da chiederci se da qualche parte ci siano già i semi di qualche altro periodo di grazia per l'uomo o se dovremo aspettare ancora molto o se non succederà più.

postato da gabrieledadati, 13:44 | link | commenti (2)

mercoledì, 13 luglio 2005

ZETA RETICOLI (*)
 
Che poi si cade, volenti o incoscienti.
Si cade che fa freddo, sotto certe costellazioni disegnate posticce sul soffitto del cielo a confondersi - con maestria innegabile - con le stelle che bruciano combattendo i buchi neri dislocati a caso in mezzo all’universo. Si cade che ne abbiamo bisogno, le illusioni si fanno sostanza e giardino pensile: noi dobbiamo affondarci dentro.
Disperderci senza forze.
Lo sai anche tu.
 
Perchè le illusioni ci prendono nel bel mezzo di un tempo che si fa di un colpo nemico, o semplicente ostile; disinteressante. Ci prendono spianandoci un pezzo di strada davanti che si traveste da idea, assumendo le sembianze del vero: noi cambiamo strada.
Stanno lì – le illusioni - come a venderci la vita, blandendoci l’anima distratta con opportunità che neanche sappiamo. Stanno lì fameliche ingorde voraci pronte ad approfittare del rimescolio delle cose che ci viaggiano dentro e che sovvertono ogni percezione, capovolgendone il senso.
Stanno lì a rubarci nel sonno, intanto che saltiamo da un’età all’altra.
 
Come te che vai, io salgo giù.
A giocare da libero con le mie segrete, privato del controllo del mio stesso destino.
 
               Preso con l’ultimo invito di un progetto
               che si presenta nel nome della verità
               you know falling in illusion
               catturati nel sonno della nostra età
               Un messaggio ripete che il mio posto è qui
               mostra tutti i vantaggi e le comodità
               rag-doll dimmi se ci sei anche tu
               in un lago di sangue detto libertà


E poi succede – presto o tardi - che le strade spianate si chiudano in una strettoia senza speranze, nè albe possibili.
Non che si smetta di camminare, questo no. Ci si aggrappa - spacciandoli per luce - ai riflessi improvvisi caduci lontani che pure piovono da certi angoli nascosti, persuasi che quella resta la strada e guai a domandarsi le coordinate del mondo sopra cui andiamo randagi, guai a immaginarsi un’altra strada.
Si smette la curiosità di cercarsi, e di cercare il proprio posto vero. Mollando la presa e inutili ormeggi.
Lo sai anche tu.
 
Noi andiamo, esuli neganti.
E poi succede che sono certi lampi che corrono sotto la pelle, sfuggiti alla mediazione della mente, a rifiutare i canti neri di abbandono che continuano a indicarci il cammino. Sono brividi incoscienti privi di origine e di storia e ricordi serbati con cura perchè non trascorrano e scintille di felicità libera ripescate dal fondo dei giorni lasciati indietro e le immagini da bambino sbucciato sui ginocchi a rialzarsi spolverandosi il sangue con un sbuffo per ricominciare a correre e la voglia sopita ma viva testarda sorella di aggiudicarsi il premio perchè quello esiste, sta da qualche parte dietro quella curva che pure non riesco a vedere ma sta lì, risplendente sotto il cielo esattamente tra il Pesce Spada e l’Orologio.
 
Non so te, che io non ricordo.
Ma non c’è finzione che mi funzioni addosso, intorno al mio sorriso disegnato.
 
               Neri quei giorni che passano senza di te
               quasi convinto che in fondo sia meglio così
               allentare la presa per merito di
               chi mi consola ed esorta alla rinuncia
               Ma la pelle rigetta quel sorriso che
               trapiantato da bocche riverenti
               no, lo sai non funziona su di me
               ostinato a ripetere tra i denti

Non smettere di farlo, conservare il fuoco al riparo dell’anima.
Che io non so se serva tenere accesi i sogni, nè se essi posseggano una propria data di scadenza nascosta tra i colori che sfumano senza morire; non lo so.
So che tornerò, perchè è così che deve andare.
So che tornerò, perchè intorno a quel sorriso disegnato io non smetto di conservare le stesse ragioni, la stessa ostinazione, la stessa forza di sempre; ogni cosa identica a se stessa.
So che tornerò, perchè voglio quel posto risplendente a ovest del Dorado.
So che non so se sarai già lì per allora: io però ci sarò. Ad aspettarti, o a mettere fine alla tua attesa.
 
C’è un tempo che aspetta perchè io ritrovi le ragioni la coscienza lo spazio per la giusta rincorsa.
Un salto.
Come te che vai, io ridiscenderò su.
 
               Brucia ancora che prima o poi ritornerò
               conservo di nascosto sempre lo stesso smalto
               Non temere zeta reticoli on my mind
               aspetterò il momento per un migliore slancio

  
(*) Zeta Reticoli è dei Meganoidi - Outside The Loop Stupendo Sensation - 2003

postato da giuseppemauro, 12:23 | link | commenti

martedì, 12 luglio 2005

Cari miei, domani pomeriggio parto per Firenze. Starò lì tre giorni, da solo, presso un affittacamere. Lo scopo di questa permanenza è consultare da mattina a sera alcuni autografi presenti alla Biblioteca Laurenziana. Sabato sera sarò di ritorno a Piacenza. Non so se mi sarà possibile accedere alla rete: naturalmente spero di sì, eventualmente andrò in un internet-point la sera del secondo giorno (venerdì).
Questo piccolo soggiorno mi spaventa molto: andrò a vedere delle cose che, seppur di poca importanza, sarò il primo a vedere da un po' di tempo a questa parte. Il lavoro che devo cominciare a fare non ha quindi particolari reti di sicurezza. Potrei benissimo non capire niente di quello che dovrò consultare (anche se in effetti non lo credo. Riuscirò a farmi un'idea di massima). Questa occupazione primo-ottocentesca cui vado incontro sarà probabilmente il mio canto del cigno a livello accademico. Voglio dare il massimo e fare un ottimo lavoro, durante tutto il prossimo anno.
Intanto la mia vita emotiva (i miei amici, per così dire: alcuni) mi danno da pensare. In questi tre giorni di solitudine penserò.
Vi abbraccio.

postato da gabrieledadati, 22:35 | link | commenti (4)

lunedì, 11 luglio 2005

RICADO
 
La vita si preoccupa di ridefinirci cadenzando la sua premura periodicamente, senza che nessuno si sogni di chiederglielo. Ci solleva come fuscelli, ci scuote quel tanto che basta per sbandarci il corpo e i pensieri, poi ci deposita delicatamente sulla strada.
, cazzi tuoi: ora riparti. E’ così che dice, la vita.
Lo scuotimento però è violento e succede che una volta ritornati in terra si vada giù come cenci inutili, usati troppe volte.
 
Io, è così che mi sento: spalmato in terra.
Oggi, ieri ma anche domani, nel caso.
 
Qualcuno passa e, di tanto in tanto, allunga una mano che afferro per rialzarmi. Resto in piedi un momento, il tempo di un giro di valzer intorno a me stesso.
Subito dopo, ricado.
 
Post Scriptum
 
Ma va bene così.
Cazzi miei, giusto vita?

postato da giuseppemauro, 11:11 | link | commenti

domenica, 10 luglio 2005

666

Venerdì sera a Castell'Arquato sono con il sindaco del posto, l'assessore alla cultura della provincia di Piacenza, l'amico Stefano Fugazza, l'assessore alla cultura di Rivergaro, il console cubano (che è una lei) in visita in Italia e l'incisore Teodoro Cotugno. Presentiamo una mostra di opere di Teodoro Cotugno possedute dalla Galleria Ricci Oddi ed esposte fino a fine agosto nel Palazzo del Podestà di Castell'Arquato. Parliamo un po' tutti. Alla fine l'assessore alla cultura di Rivergaro, che è una lei pure lei, mi viene incontro con un sorriso e mi dice "complimenti, davvero complimenti" riferendosi al mio discorsino. Mi stringo nelle spalle, ringrazio sorridendo e scambiamo due battute. Poi mi viene in mente: te ti fanno i complimenti quando dici delle cose in pubblico perché con la faccia che hai, col piercing che hai, non se lo aspettano mica che tu possa dire delle cose anche sensate, anche intelligenti, anche colte.
Poi sabato pomeriggio prendo un treno per Alessandria (devo scendere a Stradella e prendere la coincidenza per Pavia) e tento di leggere Ente Nazionale per la Cinematografia Popolare di Paolo Nori. Non lontano da me sta un ragazzino che mastica la cicca a bocca aperta, mette i piedi sul sedile di fronte, butta cartacce dal finestrino e sbaglia i congiuntivi al cellulare. Mi sorride un paio di volte e un paio di volte mi chiede informazioni.
Quando finalmente è sceso e me ne sono liberato, viene da me un piccolo bimbo zingaro, a chiedermi informazioni (e poi non si fida delle informazioni che gli dò, di fatto). Allora penso, mi viene in mente: ecco, dal bravo figlio di famiglia che eri, tutto composto, adesso sei l'interlocutore ideale di ragazzini truzzi e zingari. In compenso gli anziani sull'autobus non ti si siedono più vicino da un po'.
Quando poi sono da solo sul treno per Pavia sto sotto il getto dell'aria condizionata tentando di ammalarmi. Finisco il libro di Nori e siccome sono maniaco e dei libri leggo tutto, mi metto a leggere anche il bollino SIAE. Che come numero di copia riporta un sfilza di zeri e poi 666. Andiamo bene, penso. Andiamo proprio bene.
Corro a Pavia per farmi una doccia, vestirmi bene e partecipare a un'americanata in cui consegnano i diplomi di laurea ai 110 e lode dell'Università di Pavia laureatisi nell'Anno Accademico precedente questo che ormai si chiude.

postato da gabrieledadati, 19:14 | link | commenti (1)

sabato, 09 luglio 2005

E comunque, ridendo e scherzando e avvicinandoci al clima vacanze, oggi Semi di fico d'India - antologia cui hanno contribuito entrambi i capitanicoraggiosi - è segnalata da Loredana Lipperini su l'Almanacco dei libri di Repubblica. E scusate se è poco.

postato da gabrieledadati, 13:20 | link | commenti (5)

venerdì, 08 luglio 2005

SUPEREROI

Ieri mattina a colazione si discuteva di super-eroi. Chi e che cosa è un super-eroe. - Naturalmente l'esempio classico di super-eroe è Super Man, che credo sia anche il primo in ordine di tempo. La discussione si è impegolata su Bat Man: è un eroe o no, visto che non ha super poteri? Io dico di sì, un ragazzo che si chiama Stefano dice di no. E aggiuge: allora anche Zorro è un super-eroe. Io mi impunto, dico di no. Mi chiede la differenza: entrambi combattono il male mascherati e senza super poteri. Io rispondo che bisogna storicizzare, che il concetto di super-eroe è novecentesco e sarebbe un anacronismo riferirlo a Zorro. Sarebbe come parlare di società di massa durante il medioevo, per dire.

Ma sarà così?

postato da gabrieledadati, 11:50 | link | commenti (7)

giovedì, 07 luglio 2005

INTERMEZZO
 
Siccome il mio compagno capitano risulta vagamente in vacanza e io risulto vagamente acciaccato bersaglio di disturbi cervicalgici e ipertensivi (ma starò davvero invecchiando?) per cui mi connetto poco e male e penso anche peggio, posto una orrida poesiola scritta da me medesimo nel giorno della scomparsa di Luigi Pintor.
Per il resto, a presto.
 
Per luigi pintor
19.05.03
 
Difficile dire
sommersi da fragori taciti
facile sentirsi più soli
esclusi da un tempo beffardo
 
Leggerezza gravosa
proseguire
camminare fermandosi
raccattare domande
serbare
escludendo risposte.

postato da giuseppemauro, 10:48 | link | commenti

domenica, 03 luglio 2005

NUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM

Cari miei, appena tornato dalla tre giorni in Versilia ho una bella notizia: esce tradotto da Fernandel lo scrittore di lingua tedesca Sepp Mall con il volume La sfida del vuoto. Voi direte: ma chi è?, cosa ce ne svirgola? Non importa né chi è né che la cosa svirgoli ognuno di voialtri: la cosa fondamentale è che la copertina è il dettaglio di un dipinto del mio bravissimo amico Davide Corona, pittore di cui sentirete ancora parlare (da me che ne sono il profeta e poi da tutti). Davide aveva già fatto la copertina del numero aprile-maggio-giugno di Fernandel, se ricordate, e una copertina per Nephos (questa, per la precisione). Ciao a tutti.

postato da gabrieledadati, 22:22 | link | commenti (1)

LIVE 8

Guardare ieri quei quattro signori londinesi sul palco - uno che a dispetto degli anni conserva ancora uno sguardo assoluto da serial killer e l'altro che pare la copia brutta di Richard Gere e un altro che era bello e adesso è indefinibile e l'ultimo che veste una faccia da homeless vagante sulle panchine di Hyde Park - e poi vederli sorridere e addirittura, alla fine, abbracciarsi inisieme (Waters e Gilmour: chi o cosa avrebbe mai potuto prevederlo?). Guardarli suonare con quella facilità impossibile che, evidentemente, gli vive dentro a dispetto degli anni e delle desuetudini. Chiudere gli occhi e lasciarsi scorrere dentro l'assolo finale di Comfortably Numb, tutto intero.

Bè, non so voi. Io, lacrime agli occhi e un po' di rabbia. Per tutto ciò di cui avrebbero potuto godere le mie orecchie e il resto in questi ventiquattro anni messi in fila dietro spalle, e che invece non è stato.

postato da giuseppemauro, 11:04 | link | commenti