capitani coraggiosi

                                     frammenti di un diario di bordo

 

mercoledì, 31 agosto 2005

Non è giusto che io mi interessi così da vicino a due uomini senza gambe. Ma in fondo li trovo troppo interessanti per lasciar cadere la cosa.

postato da gabrieledadati, 12:22 | link | commenti

OLIMPO
 
Uno dei processi più intricati e contorti che può avvenire nella mente umana è quello che porta al sovvertimento del sistema di sentimenti e di ragioni che formano la considerazione che abbiamo delle persone.
Allora, ognuno possiede un proprio Olimpo personale. Un luogo in cui trovano posto quelli cari, uomini e donne importanti al punto da spingerci a pensare che senza di essi la nostra vita sarebbe più povera. Di più, senza di essi noi non saremmo esattamente ciò che siamo.
E’ un posto stretto, il nostro Olimpo, non è che ci sia tutto questo spazio. E’ un luogo esclusivo, che per noi resta il più importante del mondo. Ci stanno lì quelli che non vorremmo mai perdere e quelli che contribuiscono in maniera fondamentale a dare un senso alla nostra vita. Ci abitano in pochi, ma è giusto così.
 
Accade a volte che su questo monte dorato, che si innalza decisamente di più di tre metri sopra il cielo, ci arrivino persone che ci regalano sensazioni di pelle e di istinto che oltrepassano le valutazioni accorte sistemiche ponderate della ragione. In tal caso, i sentimenti fanno tutto il lavoro mentre il cervello si limita a prendere atto dell’accaduto. Fornisce magari dubbi perplessi ma quelli restano lì, in un angolo, si affacciano laterali nei nostri pensieri senza riuscire a scalfirne le certezze.
Se non dopo.
 
Altre volte succede che sia la ragione a dettare tempi e modi delle ascese e in questo caso è l’anima a prenderne atto, a volte ribellandosi blandamente rifiutando di sostenere la mente con i brividi e i fremiti e le capriole allo stomaco che sintomatologicamente appartengono all’oceano di cose indistinte che fanno amore amicizia affetto: cose profonde, ma senza riuscire a scalzare i pensieri dai propri intendimenti.
Se non dopo, magari più raramente.
 
Ci sono poi quelli che stanno lì di cuore e di ragione: loro non se ne vanno mai.
La vita è subdola e si incammina lungo strade che proprio non riusciamo a prevedere – a volte neanche ad accettare – e sferra mazzate alle nostre consapevolezze, tenta di demolire le nostre certezze. Bè, in questo caso non ci riesce quasi mai.
Succedono cose e tu fai i tuoi errori come tutti (ed è questo il punto: gli errori in un rapporto si fanno sempre in due e non si addizionano semplicemente ma si moltiplicano secondo complicati meccanismi esponenziali; se uno sbagliasse e l’altro mai, ci sarebbero pochi problemi), corrono parole e gesti e pensieri di rabbia dolorosa ma tu sai – lo sai per certo – che quelle persone, salite sul tuo Olimpo in forza della determinazione cocciuta e inscalfibile che sanno regalarti solo la mente e l’anima quando sono in accordo, da lì non scenderanno mai. A volte ci vuole tempo per ritrovarsi, ma stanno lì, nascoste per un poco negli angoli più lontani della vetta. Allora tu pensi cazzo, di questa persona non riuscirò mai a liberarmi ma lo pensi con soddisfazione enorme, con la consapevolezza piena di esserne felice (anzi contento; felice non mi piace e non mi si chieda perchè). E a costo di dolori e sofferenze e rabbia – a qualsiasi costo – quelle persone restano lì, noi sappiamo che sono loro il nostro approdo più vero (ché si ha bisogno di più approdi, secondo il tipo di viaggio che si intraprende) e sappiamo di essere per loro approdo a nostra volta, perchè se ci sono cuore e ragione in tutta probabilità anche noi abitiamo l’Olimpo della persona in questione senza nessuna intenzione di lasciarlo, né di esserne mai sfrattati.
 
Succede invece, nei primi due casi (dove manca la ragione o dove manca il cuore), che la vita faccia le sue solite strade tu faccia i tuoi soliti errori esattamente come tutti gli altri e poi corrano le solite parole e gesti e pensieri di rabbia dolorosa e però tutto questo basta a far sì che le persone coinvolte in questo complesso meccanismo rovinino giù dal nostro Olimpo, precipitando nel sottoscala dei ricordi malinconici. Bastano un comportamento, una singola frase, persino un messaggio a scompigliare completamente l’idea – comunque costruita – che serve a dirci cos’è una persona per noi. E anche chi (come me, presuntuoso quanto basta) resta convinto della propria capacità di comprendere d’istinto una persona e il suo valore in rapporto al sé (si badi bene: non si tratta di un giudizio di merito, ma solo di una valutazione relativa alla compatibilità tra sé e la persona in questione), deve ammettere di essersi sbagliato. Osservare con rabbia il rotolare di chi stava su fino a un momento prima.
Con rabbia.
Perchè ammettere l’errore costa fatica, come costa fatica sopportare la domanda che ti frulla in testa per un bel po’, in questo caso:
 
-   come ho fatto a tramutarmi in un siffatto coglione, tanto da collocare sulla cima del mio Olimpo costui o costei?
 
Certo, a volte un rapporto si recupera.
Il tempo scorrendo smussa gli angoli più acuminati della rabbia, quelli che feriscono, e si riesce a riprendere un dialogo insieme. Un cammino di qualche tipo. Però, è certo che quella persona sul nostro Olimpo non troverà mai più posto.
Ed è proprio questa – la definitività che avverti così assoluta in certi accadimenti – la cosa che ti cuce addosso la tristezza più grande.
 

postato da giuseppemauro, 12:11 | link | commenti (3)

lunedì, 29 agosto 2005

OGGI
 
E’ un cielo strano, quello che oggi copre Napoli.
Bianco e ispessito, superbo al punto di ridurre il sole a una specie di lampadina di quelle a risparmio energetico che puoi pure guardare diritto nella luce senza timore di incendiarti gli occhi. Sembra di muoversi dentro una bolla d’aria, con il tempo in sospeso dentro e fuori.
Si aspetta.
E la gente, anche quella sembra strana. Certo, le strade si ripopolano veloci ma è come se tutti ci mettessero un po’ a riappropriarsi degli spazi consueti. La voce della città è sottile, senza enfasi. Senza il casino di sempre. Un brusio distante la attraversa.
E’ una città sommessa Napoli, come se volesse adattarsi alla mestizia rassegnata del tutto. Non è come sempre.
Ed è facile starci dentro per me, oggi.

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giovedì, 25 agosto 2005

                        No, al Milan no...

postato da giuseppemauro, 14:17 | link | commenti (1)

mercoledì, 24 agosto 2005

FLASHES E DEDICHE # 2 (from Sicilia)

1. Gli zii canadesi di Calogero: quando parlano passano senza soluzione di continuità da un inglese perfetto a un italiano strettamente regionale. Lo zio Luigi fa i rutti e li allunga a dire "excuse me", un giorno poi suona lo scacciapensieri e parla degli scacciapensieri d'oro. Vietati un tempo dalla legge perché facevano male alle donne gravide: troppo dolce il suono. Non so che pensare.

2. La Valle dei templi ad Agrigento. Qui Calogero ed io scopriamo che i sacrifici di animali prevedevano che si bruciasse la carne. Quella bruciata era per gli dei, quella ben cotta per i sacerdoti. Al mattino si sacrificava agli dei della terra e del cielo, alla sera degli inferi. Deduco così che il pollo che ho bruciato la sera del mio compleanno sia stato un sacrificio agli dei degli inferi.

3. Scala dei Turchi: l'acqua è troppo fredda e dopo che mi si sono buttato mi fanno male le orecchie.

4. Passo 3 notti: una a dormire cinque ore seduto in traghetto, una a dormire quattro ore seduto in treno, una a dormire tre ore steso in spiaggia. Perché in vacanza ci si deve divertire.

5. Un tizio mi minaccia di prendermi a colpi di lupara quando scherzo sulla sua sessualità. Un altro - dopo aver raccomandato la lettura di Seneca - dice che il jazz è come la scoreggia: piace solo a chi la fa. E allora si mette a suonare blues.

6. Mangio un polpo all'una di notte, un panino con la milza alle undici, dei budelli pieni d'agnello arrostiti in altre occasioni.

7. A ferragosto sono seduto con Calogero e suo fratello Alessandro, un altro Calogero e sua sorella Rita. Come cazzo è che hanno tutti gli occhi azzurri o verdi e io sono l'unico tipo mediterraneo? Vabbé che sono passati i Normanni, ma insomma: discendenti degli Arabi e dei Greci neppure uno?

8. Depongo una rosa gialla sulla tomba di Leonardo Sciascia. E' semplicissima, strutturalmente simile a qurella di Giovanni Paolo II. Sopra c'è il suo nome, le date e una frase "Ce ne ricorderemo, di questa terra". La sera per telefono Silvia mi dice che gialla è la gelosia. Io non ci avevo pensato: vorrà dire che un po' di gelosia per questo grande scrittore ci sarà anche.

9. Un pomeriggio un ragazzo ubriaco. Si rotola, piange, chiama la madre morta un anno fa. La sorella di poco più grande lo sgrida con violenza, gli butta acqua gelata, lo costringe a vomitare e a dormire. Non sapete quanto amore ho visto nei suoi gesti, quanto forza, e non li dimenticherò.

10. Maccalube: gas e fango risalgono dal sottosuolo e fanno una piastra di fanghi grigi che sanno di zolfo sui campi. L'ingresso dell'Ade, per qualche latino.

11. A San Calogero i pani benedetti a forma dell'arto rotto che ti è stato risanato.

12. Come in Sardegna non ho visto la Sardegna ma la sardegnità, così in Sicilia non vedo la Sicilia ma la sicilianità. Sono contento.

postato da gabrieledadati, 14:05 | link | commenti

martedì, 23 agosto 2005

FLASHES E DEDICHE # 1 (from Sardegna)

1. Il campanello di casa Lisai Senes. Di fronte ai due cognomi c'è scritta la parola famiglia. Dalle mie parti non succede. Silvia ed io siamo ospiti di una famiglia, per sei giorni.

2. GianMichele s'è tagliato i capelli. Io i miei dovrei infoltirli. Ci sono momenti in cui sembra Adriano Celentano. Però bello.

3. Antonio Còdina fa una battuta bellissima su Marco Bottaru. Antonio Còdina è tra l'altro il creatore del personaggio di Gavino Saltalamacchia. Marco Bottaru è tra l'altro il creatore del personaggio di Marco Bottaru.

4. Una notte GianMichele spiega a Silvia e al sottoscritto la storia del topo che salta e corre per il suo appartemento di Bologna. Imita il topo che salta. Siamo nella cucina di casa Lisai Senes. Non so che ore sono: so che non dimenticherò mai la faccia da topo di GianMichele.

5. Spalmatore. Trìnita. Relitto. Cubo. Morto. Sono solo alcuni dei nomi dei spiagge o affini che l'isola della Maddalena offre e in cui siamo stati.

6. Silvia ed io abbiamo portato il brutto tempo, in pratica. Non si sa bene come spartirci le responsabilità.

7. Salta la presentazione di Semi di fico d'India, causa maltempo. In compenso ho l'agio di comperare la Divina Commedia del Terzo Millennio. A tutt'oggi non ho ancora avuto agio di leggerla, tuttavia.

8. Mandiamo a Stefano Fugazza una cartolina che rappresenta Il rapace, una roccia locale che si chiama così non perché assomiglia a un volatile. A un altro tipo di rapace, assomiglia. Ci sono altre rocce interessanti, tra cui La capizza du purpo, la testa del polpo cioè. Io però non vedo la somiglianza, Silvia sì.

9. Impariamo un'espressione in maddalenino: semo arrivendi. Mangiamo tanto e bene. Anche le seadas, che sono dolci al formaggio fritti con su il miele. Sono tanto inebriato in questi giorni che ne mangio due volte. Io che non sopporto né il formaggio né il miele.

10. Dal traghetto vediamo anche Capo d'orso. Una roccia, cioè, che assomiglia a un orso seduto. Finalmente, anche io scorgo la somiglianza.

11. Prima di andare via a Silvia e a me la famiglia Lisai Senes fa un regalo.

12. Palau non mi sembra granché. Meglio l'isola della Maddalena. Le strade in Sardegna sono una stilizzazione estrema rispetto a quelle che conosco nella zona in cui vivo. Partire ci dispiace estremamente, anche se le navi della Tirrenia sono un'altra cosa rispetto a quelle della Enermar.

 

postato da gabrieledadati, 14:53 | link | commenti (2)

PYNCHON FROM A TO V

Lui sì, è una specie di leggenda vivente. E per una volta si dispone a uscire dall'oscurità in cui sta rintanato solitamente.
Cliccando sull'immagine, cosa dicono di Pynchon alcuni tra i grandi narratori americani dell'oggi, da Don Delillo a Tom Robbins.

postato da giuseppemauro, 14:34 | link | commenti

lunedì, 22 agosto 2005

CI SONO
 
Vacanze annacquate, quest’anno.
Cieli incazzati, pangee nuvolari, temporali assassini.
Una serie di cose.
Pensieri.
Puttanate zen.
Adesso ci sono e tutto questo è servito – o forse no – ma importa poco. E’ il cerchio imperfetto della vita che ci fotte e chi siamo noi per pretendere di perfezionarlo?
Adesso ci sono.
 
Ho meditato storie da scrivere e questo va bene.
Ho domandato ai pini bruciati dalla neve dell’ultimo febbraio quale sia il metro per valutare la giustezza delle scelte infinite che ci aspettano per strada e loro muti senza risposte ma tanto io lo conosco quel metro, so delle sue incongruenze però me lo tengo stretto, come fosse una bussola scolpita dentro. O un fiume sulla cui sponda sedersi per aspettare i cadaveri delle ragioni postume.
Ho ascoltato la depressione da vuoti sovrapposti facendola amica, almeno per un poco.
Ho lasciato scivolare nel mare che mangiavo a ogni alba la ferocia del dolore. Meglio, dei dolori, perchè ognuno di dolori ne ha scatole piene; da riaprire a tratti.
Ho ricordato quando ero bambino infastidito dalla prospettiva di dover crescere. Forse non l’ho mai fatto del tutto, ma se fosse così non sarebbe male.
Ho chiesto ai venti che si trastullavano sopra il mare, facendo impazzire le nuvole e i gabbiani, perchè gli angoli visuali delle cose siano tra loro così diversi, costringendoci a cercare equilibri precari faticosi assurdi che non reggono mai più di un sospiro.
Ho logorato la mente di attesa per un tramonto che sull’adriatico proprio non sa arrivare.
Ho pensato che mi manca una cosa, sempre la stessa, per pensarmi più o meno felice.
Ho dichiarato a me stesso – e anche al mare – che quella cosa la ritroverò o che mi farò ritrovare: dovesse volerci una vita.
 
Adesso però ci sono.
Qui, dentro la vita di sempre.
 
Vacanze annacquate, quest’anno.
C’è di buono che:
 
-         non sono annegato.
-         la sera non era caldo.
-         mi hanno dato del coglione intanto che ero via.
-         ho corso ogni sera per un tempo oscillante fra i 30 e i 43 minuti.
-         sono abbronzato poco.
-         ho perduto non so dove quattro chili.
-         c’è in giro gente che non conosco ma che pure ce l'ha molto con me
          perché sono sposato e in più canto / però canto bene e non so se tua
          madre sia altrettanto capace a vergognarsi di me (da Giugno ’73
          di F. De Andrè)
-         ho fatto cose sbagliate ma pure cose giuste: sono fiero di entrambe.
 
E adesso si ricomincia, anno zero.
Perchè l’estate è come un’enorme profonda interminabile linea di confine.
L’estate, che si interrompe a settembre con quello che è il nostro capodanno biologico,  chiude stagioni, epoche, età, vite intere. Le chiude per riaprirle differenti. (dal mio racconto sui Semi).
 
Ed è vero che non è ancora settembre; lo so.
Però l’estate è finita davvero.
E come in un gioco dei rovesci, ora è tempo di primavera.
 
Ben ritrovati, tutti.

postato da giuseppemauro, 12:03 | link | commenti (4)

mercoledì, 10 agosto 2005

IL CORRIERE ROMAGNA DI IERI PUBBLICA UN ARTICOLO SU RIMINI DI TONDELLI CHIEDENDO OPINIONI A DIVERSI SCRITTORI ITALIANI E DOPO BRIZZI, LUCARELLI, MOROZZI, SANTACROCE, ZAVOLI, SCARPA, GOLDONI E ALTRI SERI SI CHIEDE OPINIONE ANCHE A MASSIMO TUCCI E A ME RIMINI - Quando, nella primavera del 1981 il direttore de Il Resto del Carlino telefonò al giovane collaboratore Pier Vittorio Tondelli  per dirgli di recarsi immediatamente nel suo ufficio, al ragazzo non restò altro da fare che farsi un bell’esame di coscienza. “Se il direttore si prendeva la briga di convocare un giovane giornalista come me nel suo ufficio – pensava  Tondelli  – poteva avvenire solo per quello che in gergo si chiamava un ‘cazziatone’”. Non fu così. Il direttore gli propose invece di trascorrere due mesi a Rimini per la redazione di un inserto speciale sulle vacanze.  Tondelli non partì: preferiva il lavoro si scrittore a quello di giornalista. Ma al suo posto, quattro anni dopo, mandò Marco Bauer, il giornalista protagonista di Rimini, il suo ultimo romanzo. Sono passati vent’anni da quel lontano 1985 e adesso il Comune di Rimini rende omaggio al libro e allo scrittore con Rimini vent’anni dopo 1985-2005 (a cura di Fulvio Panzeri, edizioni Guaraldi, pp. 192, euro 30), che ripropone il romanzo di  Tondelli  arricchito dal contesto dell’immaginario sulla città, attraverso le fotografie di Davide Minghini, Marco Pesaresi, Fulvia Farassino e Federico Compatangelo. La presentazione avverrà sabato 13 alle 17.30 al Grand Hotel di Rimini alla presenza dell’assessore alla Cultura Stefano Pivato, di Fulvio Panzeri, curatore del volume nonché responsabile del centro studi “Pier Vittorio  Tondelli ” a Correggio e degli scrittori Guido Conti e Piero Meldini. La nuova edizione cerca di restituire il clima dell’estate di venti anni fa, con un viaggio intorno al romanzo che ne documenta il successo corredando l’appendice di interviste, ritagli di giornale e una dettagliata colonna sonora di quegli anni. Ma quale è stato il contributo di  Tondelli  nel proiettare Rimini nell’immaginario collettivo? Il più entusiasta a rispondere rimane l’autore di Jack Frusciante è uscito dal gruppo Enrico Brizzi, il quale non ha mai nascosto la sua simpatia per lo scrittore di Correggio: “Ho sempre letto molto e una delle caratteristiche dei miei libri era, oltre al fatto che trattassero temi d’avventura, che i loro autori appartenessero al passato, come Salgari, London, Hemingway, Fitzgerald. Quando i miei amici mi hanno consigliato Altri libertini di  Tondelli  è stata una vera doccia scozzese! Non sapevo esistesse qualcuno nel presente capace di raccontare storie di paese come quelle che capitavano a me e ai miei amici. Il suo modo di raccontare che sta tra l’America e l’Italia, in una prospettiva ‘fran-american-socialista’, l’unica negli anni 80, mi ha fatto sentire a casa, perché mi dava l’idea che parlasse di un mondo sincero. In Rimini ho ritrovato tutte le mie estati riassunte e centrifugate in una storia che cerca di essere internazionale nell’approccio, nella prosa e nei personaggi. Marco Bauer infatti potrebbe essere il tipico giornalista di qualche provincia statunitense. E poi l’apertura del libro era una cosa che non avevo mai visto nei romanzi contemporanei: la mappa della Romagna, con Rimini come epicentro e un interno magnifico in cui Bauer effettua tutte le tappe della sua inchiesta; Badia Prataglia, Novafeltria, Mercato Saraceno, tutti luoghi che ho voluto visitare durante i miei viaggi in Vespa da Bologna. Mi sono anche fermato a fare benzina allo stesso distributore di Sant’Agata Feltria dove si rifornisce Marco Bauer: mi sembrava una bella dimostrazione di affetto nei confronti di  Tondelli . È stato un autore che ha reso fertile il campo della narrativa italiana, spendendo anche molto del suo tempo per lavorare con gli esordienti e selezionare i loro racconti. Ecco perché mi arrabbio quando si parla di lui come un autore frivolo: è stato uno dei pochi capace di generosità e scrittura”. Ma sotto le Due Torri ci sono altri giovani scrittori che ricordano il peso di  Tondelli  e del suo romanzo. Uno fra i tanti è Gianluca Morozzi. Così il giovane autore pulp-rock di Black out che ha all’attivo già sei romanzi: “Il contributo di  Tondelli  a collocare Rimini nell’immaginario collettivo è stato enorme, ha fissato l’immagine duratura di una ‘Babilonia estiva’ in cui tutto può accadere, dove le storie di giornalisti si mescolano con quelle di turiste perdute.  Tondelli  è stato fondamentale, certo Rimini non è il suo romanzo migliore, però rimane sempre un bel lavoro di speculazione immaginifica, perché è riuscito a dare l’idea di come in questa città tutto possa accadere, di come ci si sfiori senza incontrarsi. A distanza di tempo il ritratto che  Tondelli  ha fatto di Rimini è rimasto uguale: penso che il suo spirito non sia affatto cambiato, o per lo meno questo è quello che colgo io da bolognese e quindi da turista”. E sempre da Bologna non poteva mancare il giudizio del giallista Carlo Lucarelli: “ Tondelli  è stato importante anche per scrittori lontani nel tempo. Ha avuto la capacità di vedere in posti in cui normalmente non si guardava: cose che per noi erano piccole, per lui diventavano grandi. E poi aveva un’altra capacità: quella di una scrittura giovane. In quegli anni, in cui i gialli si svolgevano a New York, i fatti accadevano a Roma e gli scrittori erano grandi, con lui i gialli cominciano a svolgersi a Bologna, i fatti ad accadere a Rimini e gli scrittori possono essere anche piccoli.  Tondelli  è stato quello che ha formato la scuola dei giovani scrittori emiliano-romagnoli, come Marcello Fois, Alessandro Fabbri, Simona Vinci, Eraldo Baldini e tanti altri tra i quali includo anche me”. C’è anche però chi fredda gli animi e non si sbilancia, come lo scrittore e consulente editoriale riminese Daniele Brolli: “Credo che sia riuscito a valorizzare alcuni aspetti secondari di Rimini, a dar loro una luce e una valutazione diversa – dice il curatore dell’antologia Gioventù cannibale –. L’apporto di  Tondelli  rientra nell’ambito degli anni 80 e il ritratto che fa di Rimini come punto di riferimento di un certo immaginario è legato proprio a quel periodo; poi che fosse giusto o meno non saprei”. Due che hanno le idee molto chiare a proposito di Rimini sono invece Isabella Santacroce e Tiziano Scarpa. “Premesso che non mi piace il suo modo di scrivere, che l’unico suo libro decente è Un weekend postmoderno, che era un giornalista e quindi con la letteratura non c’entrava niente, ho trovato che il suo Rimini vedeva poco della città – esordisce la riccionese autrice di romanzi dark come Revolver e l’ultimo illustrato Dark Demonia –. Ha visto quello che gli faceva comodo vedere. Un po’ come il film Sabato italiano o i servizi di Lucignolo, che fanno raccontare il mondo dei rave e del sadomaso da persone che non li conoscono affatto. Lo trovo irritante”. Non è meno tenero nemmeno l’autore di Kamikaze d’occidente: “Io di Rimini ho una pessima considerazione, anche se mi dispiace dirlo. Penso che i ‘devoti’ di  Tondelli  dovrebbero tenere conto di questa caduta: uno dei peggiori esempi di libri venduti a tavolino per inseguire il successo da parte di uno scrittore abbastanza di talento che poteva in realtà continuare la sua ricerca”. E Rimini? Cosa ne pensa la diretta interessata di chi le ha dedicato un intero romanzo? Piero Meldini, storico bibliotecario riminese, intellettuale e scrittore: “L’idea che mi sono fatto è che  Tondelli  non conoscesse Rimini, anzi, che se ne fosse fatto un’immagine attraverso il filtro della stampa, un po’ come se io scrivessi un libro su Los Angeles o Milano senza esservi mai stato. La sua era una Rimini notturna e trasgressiva, che è esistita ed esiste tuttora, ma che non può essere riassunta tutta lì. In realtà  Tondelli  descriveva volutamente lo stereotipo della nostra città in quegli anni, un po’ come succedeva nei film dei Vanzina, anche se nei suoi intenti c’era la creazione di un romanzo di narrativa pura, che diventasse un successo popolare e rompesse così con i due precedenti, Altri libertini e Pao Pao, diventati due icone della cultura gay”. Più convinto dell’importanza culturale di  Tondelli  è il senatore e giornalista Sergio Zavoli, che così si esprime: “Aveva una forte attitudine a concepire ‘la letteratura come vita’, per parafrasare una celebre definizione di Carlo Bo. La sua era una vita fondata su un naturale, controverso e, per certi aspetti, innocente bisogno di testimoniare la condizione umana: a Rimini ha trovato l’humus in cui far vivere questa sua necessità di trasgressione e diversità. Io non ho una sensazione di rifiuto moralistico nei confronti di  Tondelli , come d’altronde è successo ai suoi lettori più deboli e sprovveduti, ma al contrario penso a lui come una creatura dolente e coraggiosa, a suo modo disperata. Questo suo tentativo di trasformare Rimini in una sorta di Nashville certo era al di là delle possibilità dello scrittore, ma fu anche un momento in cui poteva diventare l’interprete di quella stagione degli anni 80 un po’ futile e un po’ disperata”. Una disinvolta analisi a cui fa eco quella più nostalgica dello scrittore e giornalista Luca Goldoni: “C’è stata la Rimini di Fellini, poi quella di De Andrè e infine  Tondelli , lo scrittore che ha approfondito quella nuova Rimini che stava esplodendo, il cosiddetto ‘divertimentificio’, una città ‘dottor Jekyll e mister Hyde’ per così dire, cioè con due facce, quella invernale e quella estiva soprattutto, che si leggeva nelle corrispondenze affrettate dei cronisti che andavano in discoteca. Ho letto il libro venti anni fa, e confesso che non mi ricordo tutto con precisione, però ho ancora in mente questa descrizione fatta con estro della prima città in Europa di cui si parlava perché aveva dato origine a uno stile di vita effimero. Insuperabile  Tondelli ! Grande narratore e osservatore di costume. Peccato che se ne sia andato così presto”. Per lo scrittore Giorgio Conti, che sarà tra i relatori sabato al Gran Hotel di Rimini: “ Tondelli  ha messo a fuoco una realtà che esisteva già. Quando lo scrittore arriva e fa questa operazione di scrittura, fa entrare qualcosa nell’immaginario collettivo. Lo stesso è successo con Omero, il quale ha raccontato qualcosa che già c’era e che poi è diventato omerico. La vacanza descritta da  Tondelli  è carnevalesca, non è più quella di una volta, ecco perché è diventato un libro culto degli anni 80. L’altra operazione fatta dallo scrittore è stata quella di costruire un libro diverso, che non voleva il successo, ma dal quale in seguito è stato raggiunto. Il suo progetto è stato innovativo, nonostante siano stati in molti ad affermare che abbia fatto un’operazione commerciale. Ha fotografato, attraverso l’uso di elementi cinematografici, l’Italia degli anni 80: vivace, viva, creativa, piena di ricordi e di cui ne ripropone l’attualità”. La risonanza di Rimini è stata tale che il libro non è rimasto indifferente – nel bene e nel male – neanche agli scrittori esordienti che si sono affacciati al 2000. Queste le parole di Massimo Tucci, autore presente in Semi di fico d’India, antologia che raccoglie le migliori promesse della giovane scrittura italiana. “È stato un libro che era molto legato agli anni in cui è stato scritto, alla Rimini dei torpedoni e delle pensioncine. Quando lo leggevo, avevo anche comprato il disco Sussidiario illustrato della giovinezza dei Baustelle, che iniziava con la canzone Le vacanze dell’83 e ho legato molto le due atmosfere, quella del romanzo e quella dell’album. Secondo me  Tondelli  ha sbagliato ad ambientare la trama a Rimini d’estate, perché era tutta intrisa del modo di vivere delle persone che la abitano solo in quel periodo dell’anno. Doveva scegliere una città più banale per il thriller che voleva essere”. Rimini in sostanza rimane un bel romanzo anche per un altro giovane esordiente come Gabriele Dadati: “La forza e la bellezza di Rimini è la fusione dei generi: è un giallo in maniera marginale, è un viaggio, è intimista, è musicale ed è anche un affresco sociale. Restituisce a sua volta la bellezza di Rimini. Bisogna anche aggiungere che per la prima volta i giovani negli anni 80 diventano una fetta di pubblico da conquistare e il divertimento diventa centrale nella vita di tutti i giorni: questo Rimini lo racconta”. Andrea Rinaldi

postato da gabrieledadati, 11:54 | link | commenti

sabato, 06 agosto 2005

BUONE COMPAGNIE, PROSSIME COSE, UN RACCONTO

In questi sei giorni sono stato in casa da solo. In questi sei giorni però si sono alternati, a farmi compagnia: Silvia Bassi, Stefano Fugazza, Giulio Mozzi, Alfredo Casali, Davide Corona, Giuseppe cugino di Davide, Sabrina Dadati in Casaroli, Filippo Casaroli, Giacomo Capelli, Diana la sua ragazza, Calogero Sciascia, Sara la sua ragazza, Silvia Rastelli, Riccardo Fornari, Edera Campana vedova Cola, Gabriella Cola in Lodi, Luca Fiorentini, Mattia Signorini, Pierantonio Tanzola, Marco Mancassola, Flavio Arensi, il gallerista Montrasio junior, sua moglie Michela, la moglie Michela di Tanzola, loro figlio Pietro, Eugenia Dadati in Savini, Roberto Savini, Vittorio Savini, Benedetta Savini, Ettore Greco e un po' di altre persone di cui non so i nomi o incontrate in giro. Sono contento di tutta questa compagnia.

Invece oggi Silvia ed io partiamo in treno per andare a Genova: una volta lì c'intraghetteremo e arriveremo a Palau. Di lì alla Maddalena è un attimo: ci ospiterà GianMichele Lisai Senes (grazie!), vedremo Marco Nardini e non so bene chi altro. Faremo anche una presentazione di Semi di fico d'India, se nulla è saltato.

Poi Silvia ed io andremo a Roma: di lì lei ha un treno che la porta in Calabria e in uno che mi porta in Sicilia. Silvia in Calabria ha parenti, io in Sicilia (Racalmuto) ho la famiglia Sciascia. Grazie anche a tutte queste persone.

Non so quando sarò di nuovo a scrivere su un computer: GianMichele ne ha uno connesso, ma non bisogna neanche abusare. E se si abusa è meglio abusare del panorama e del mare sardi che di un computer, ho idea. In ogni caso sarò a casa il 21 agosto (penso). Nel frattempo, se avete la bontà e la voglia, il 14 agosto comperate Avvenire. C'è su un mio racconto che originariamente era parte di Sorvegliato dai fantasmi (il mio libro che uscirà a gennaio 2006 per l'editore peQuod di Ancona), ma che ho poi preferito togliere per varie ragioni. In ogni caso fa parte del clima e delle tematiche del libro, oltre a essere un racconto che io amo molto. Si chiama Istruzioni di volo per chi è destinato al nido del cuculo.

postato da gabrieledadati, 14:24 | link | commenti

venerdì, 05 agosto 2005

CESENA CALCIO

I numeri di maglia della stagione 2005 - '06
Questi i numeri di maglia della stagione 2005 - '06:

1 TURCI LUIGI; 2 REA ANGELO; 3 MORABITO GIOVANNI; 4 FATTORI STEFANO; 5 OLA DANIEL; 6 FICAGNA DANIELE; 7 CECCARELLI LUCA; 8 PESTRIN MANOLO; 9 BERNACCI MARCO; 10 SALVETTI EMILIANO; 11 N'DIAYE' PAPA WAIGO; 12 SARTI ALESSIO; 13 BOVA DARIO; 14 CIARAMITARO MAURIZIO; 15 FERRINI FRANCESCO; 16 PERTICONE ROMANO; 17 BRACALETTI ANDREA; 18 DE FEUDIS GIUSEPPE; 19 CHIARETTI EMANUELE; 20 BISERNI ROBERTO; 22 CASALI RICCARDO; 23 ROSSETTI LORENZO; 24 PICCOLI IVAN; 25 VALLI MATTEO; 26 VALDIFIORI MIRKO; 27 JIDAYI CHRISTIAN 28 FARINA DAVIDE; 29 MENGONI ANDREA.

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mercoledì, 03 agosto 2005

DI SEGUITO WHAT'S MY AGE AGAIN? DEI BLINK 182

I took her out it was a Friday night
I wore cologne to get the feeling right
We started making out and she took off my pants
But then I turned on the TV

And that's about the time that she walked away from me
Nobody likes you when you're 23
And are still more amused by TV shows

 

What the hell is ADD?

 

My friends say I should act my age

 

What’s my age again?

 

What’s my age again?
 
Then later on, on the drive home
I called her mom from a pay phone
I said I was the cops
And your husband's in jail
This state looks down on sodomy

And that's about the time that bitch hung up on me
Nobody likes you when your 23
And are still more amused by prank phone calls

 

What the hell is call ID?

 

My friends say I should act my age

 

What’s my age again?

 

What’s my age again?

And that's about the time she walked away from me
Nobody likes you when your 23
And you still act like you're in Freshman year

 

What the hell is wrong with me?

 

My friends say I should act my age
What’s my age again?

 

What’s my age again?

That's about the time she broke up with me
No one should take themselves so seriously
With many years ahead to fall in line
Why would you wish that on me?
I never want to act my age
What’s my age again?

 

What’s my age again?

What’s my age again?

Ecco, non sarà una gran canzone ma siccome io oggi compio proprio 23 anni  mi sembrava adatta. Sono traumatizzato: spero oggi di avere davvero a cena una dozzina di amici perché questo lenirebbe il dolore cupo di invecchiare.

 

postato da gabrieledadati, 07:29 | link | commenti (4)

martedì, 02 agosto 2005

RICEVO QUESTA MAIL DA UN AMICO CHE MI PERMETTE DI PUBBLICARLA E IO LA PUBBLICO QUI DI SEGUITO.

Ciao Gabriele,
 
ho letto su capitani coraggiosi la lista dei tuoi scrittori "sicuri". In effetti è difficile sceglierne alcuni a scapito di altri, perché le possibilità di doversi ricredere sono altissime. Ma è un gioco, e quindi va benissimo. (E anche ricredersi, in generale nella vita, va benissimo, se accompagnato da un pizzico di autocritica). Dalla tua lista io noto in particolare l'assenza di due scrittori, un lui e una lei: Baricco e Melania Mazzucco. Baricco so che divide, al alcuni piace ad altri no. A me piace perchè ci mette comunque sempre una grande fantasia. Di Baricco però hai senz'altro letto qualcosa, quindi la tua scelta è ragionata. Ma io voglio perorare qui e ora e con questo caldo la causa della Mazzucco, che ha scritto quello che a mio avviso è il più bel romanzo italiano degli ultimi anni: Vita. Ha vinto lo strega dopo "Non ti muovere" della Mazzantini e ha avuto un decimo del suo successo, e questo per me è inspiegabile perché non ti muovere è un libro mediocre, mentre Vita è un'avventura splendida, un omaggio tenero, disincantato e crudele verso tutti quei ragazzi che all'inizio del secolo hanno lasciato tutto per emigrare in America. Sarà che io li vedo un po' come degli eroi, quelli che hanno il coraggio ( che io non ho ) di prendere e andare lontanissimo (c'era il padre di un mio amico che era stato in Argentina, mi torna in mente ogni volta che si parla di Italiani d'Argentina, è morto vent'anni fa, molto giovane, il mio amico ha la mia età, ebbene suo padre era stato in Argentina ed era una persona veramente splendida, di una calma e di una gentilezza senza eguali, tra l'altro era tornato più povero di quando era partito, ma nessuno che conoscevo era mai stato così lontano, e si vedeva, con me guai, ci portava, io e suo figlio, a vedere le partite di rugby, vent'anni fa il rugby non esisteva, e adesso suo figlio fa l'assistenza in giro per il mondo per una ditta di macchine utensili, è stato quasi ovunque, in tutta Europa, il sudest asiatico, gli Stati Uniti e il Canada, e io ogni tanto gli telefono e gli chiedo "Dove sei?", e aspetto che mi dica "In Argentina", magari a vedere dove abitava suo padre). Ho perso il filo, comunque Vita è un libro di 400 pagine scritto con tale maestria e visione di insieme, dove ogni dettaglio si incastra e si giustifica e dopo non è più solo un dettaglio, che la Mazzucco è la scrittrice italiana (tra l'altro giovane ) più sicura, per me.
Invece non ho mai letto niente di Del Giudice. Mi consigli un suo titolo?
Ciao, alla prossima.

postato da gabrieledadati, 01:16 | link | commenti