capitani coraggiosi

                                     frammenti di un diario di bordo

 

venerdì, 30 settembre 2005

FINO AL PUNTO DI RUGIADA
 
Ti perdesti una mattina in volo come ci si perde nella vita, senza rendersi conto che ci si smarrisce, scivolando a poco a poco nel non trovarsi piú; prima la campagna non fu quella che t'aspettavi, poi il fiume che doveva arrivare non arrivò, infine la foschia da caldo che vaporava sulla Padania si cristallizzò in una opacità densa e piú consistente, tanto tra un minuto ne esco pensasti, passò un minuto e un altro, tutti i vetri dell'aereo divennero smerigliati e bianchi, ti fu chiaro che da quella nebbia diurna e calda non uscivi piú. Non è che ci si perda di colpo, ci si comincia a perdere per termo, in realtà t'eri già perso prima, all'ultimo riporto, quando avevi chiamato l'Ente confermando di essere dove secondo il piano di volo avresti dovuto essere: puro nominalismo, assoluta predominanza del progetto su ogni realtà, dato che non c'eri affatto. A quel punto eri sceso di quota, avevi agganciato una linea ferroviaria, e quando la ferrovia s'era fermata in un paesino avevi fatto un passaggio basso sulla stazione per leggere il nome, ma il nome, preso cosí in velocità, non t'aveva aiutato granché, ovunque tu fossi eri fuori rotta e risalendo nella foschia perdesti ancora di piú l'orientamento fino a trovarti dove sei adesso, cioè dove tu non sai.
 
                                         Fino al punto di rugiada – Daniele Del Giudice

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James Dean!
Il 30 settembre 1955 moriva, a bordo della sua Porsche Spyder, James Dean. Recitò solamente in tre film, di cui due usciti dopo la sua morte (Gioventù bruciata e Il gigante), ma gli bastarono per diventare un mito del cinema americano.
 
Piaciuta quest'altra chicca? Ciao!
Davide.

postato da gabrieledadati, 09:48 | link | commenti

LA BESTIA NEL CUORE
 
"Accidenti!" gridò.
 
Amaranta, che cominciava a mettere la roba nel baule, credette che l'avesse punta uno scorpione.
 
"Dov'è?" chiese spaventata.
 
"Cosa?"
 
"La bestia!" spiegò Amaranta.
 
Ursula si mise un dito sul cuore.
 
"Qui!" disse.
 
                                                                  (Cent'anni di solitudine)

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giovedì, 29 settembre 2005

Lunedì: il Piace gioca male ma vince con l'Albinoleffe. Martedì: la Juve gioca bene e vince con il Rapid. Mercoledì: il Cesena non so come ha giocato e vince con il Rimini. - Be', non sono mica cose che mi lasciano indifferente, sia chiaro. Son contento, sono. Che poi per il Cesena si tratta della terza vittoria consecutiva dopo le tre sconfitte iniziali, io son contento il doppio. Sabato mi sa che mi aspetta lo stadio di Cremona per Cremonese-Cesena, mi sa proprio.

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mercoledì, 28 settembre 2005

Conferenza piuttosto tosta di ambito filologico oggi a Piacenza. Ci sono poche persone agguerrite attorno a Silvia e a me. I relatori sono cinque, più un moderatore che parla anche lui perecchio. Tra le poche persone agguerrite cinque ragazzini che avranno quindici anni. Rido nell'orecchio di Silvia dicendo che - sicuro come l'oro - li ha mandati una prof dicendo che se andavano a seguire la conferenza l'indomani non li avrebbe interrogati. Sghignazziamo a lungo sulla prof che ha tirato loro questo scherzo: molto meglio essere interrogati che seguire una cosa così, se non è la tua passione. Quando la conferenza (durerà più di due ore) è già iniziata, entra trafelata una figura e va a sedersi accanto ai ragazzi. E' la loro professoressa, ma è anche la mia di quando facevo il liceo.

postato da gabrieledadati, 21:42 | link | commenti

martedì, 27 settembre 2005

L'amico Davide segnala questo sito. A voi: http://www.cofanifunebri.com/calendario-2006.htm

postato da gabrieledadati, 20:25 | link | commenti (2)

lunedì, 26 settembre 2005

TU DICI
 
Tu mi dici così, io però non lo so.
Elaboro le tue parole costruendoci intorno una specie di mondo con i colori accesi, seppure lontani. Ci sto, sopra quel mondo. Lo abito, provo a renderlo vivibile. Ne faccio casa.
Però, poi mi rendo conto che non lo so.
Non so nulla.
Non conosco i contorni della tua vita, se non attraverso l’immaginazione (quella che, come dici, sa tormentare).
Non conosco la sostanza che riempie le tue ore.
Non so dei tuoi desideri lasciati dietro a quelli che si rivelano dai tuoi giorni e dalle azioni e dalla vita che metti insieme faticosamente.
Non so nulla.
O – meglio – ne so per quello che mi dici, o che mi sembra di capire. Che mi illudo di capire. Ne so per quanto mi convinco, ne so per gli occhi che ritrovo ogni volta e che non sfuggono, che mi si aggrappano addosso.
Ecco, sono poi i tuoi occhi che mi fanno pensare bè, cosa cazzo ti serve ancora per sapere? e allora sto bene, mi sento capace di tenermi in scia alla vita intanto che mi viene impedito – anche da me stesso, lo so e non rimproverarmi – di sopravanzarla. Mi sento bravo ad aspettare. Mi sento ancora più bravo a farmi aspettare, quando mi ritrovo i tuoi occhi addosso.
Poi passano i giorni e ripiombo nell’inedia. Le parole sfumano e gli occhi scivolano indietro e allora mi sento...mi sento un idiota, ecco. Uno che le cose le capisce male, le guarda vedendole distorte, accomodate secondo i propri desideri. Mi sento fuori dalla tua vita, fuori da quello che vuoi.
Mi sento che non lo so.
Vedi, non so se pago certe sicurezze che ostentavo superbo e che un giorno qualsiasi sono andate in pezzi lasciandomi dentro un gran casino. Però credo di sì, oggi pago soprattutto quello. Io, che andavo fiero della mia straordinaria intelligenza emotiva e che pure continuo a vantarla in qualcuna delle pieghe che sfogliano i miei giorni e le notti, mi sento di millantare un credito nei suoi confronti. Mi sento stupido, altro che intelligenza.
Eppure tu dici e di parole ci viviamo. Perchè sono anch’io a dire e che ho detto tanto fino a comporci anni intorno alle parole e so che tu potresti assediarmi fino a vincere ogni discussione, per questo. Lo so.
E allora questa specie di sfogo ermeticamente intricato me lo lancio allo specchio, perchè tu non c’entri. Dovrebbero bastarmi certi giorni e le parole che li scuotono. Dovrei nutrirmi di certi momenti e farne consapevolezze daccapo. Dovrei fidarmi non di te, ma dei nostri pensieri che continueranno a cercarsi e a volere il mondo che diciamo necessario.
Dovrebbero bastarmi certi giorni, e se non bastano non è a te che posso chiedere conto delle insicurezze tremule depresse bambine che mi cacciano dentro certi silenzi lunghi da farci giorni interi senza che nessuna articolazione di pensiero possa spiegare la profondità del dolore che spegne le mie parole. Non è a te, che dici e che aspetti e che ti fai aspettare.
Tu dici, sono io che non so.
Però ne guarirò da questo tempo malfatto.

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sabato, 24 settembre 2005

Torno adesso da Parole nel tempo, fiera della piccola editoria al Castello di Belgioioso (Pv). Sono stravolto e contento: ho sentito parlare Antonio Moresco con Carla Benedetti (sotto l'egida di Giovanni Giovannetti che - lo dichiaro qui - amo profondamente: ed è forse per questo che oggi ci siamo baciati ben due volte). Ho chiacchierato con Guido Conti che non vedevo da molto, ho chiacchierato con Paola Borgonovo presso lo stand di Sironi (in più mi è stato confermato - è questa la notiziabomba - che la scena da me ricordata in Cent'anni di solitudine esiste davvero), ho incontrato Stefano Bernazzani proprio uscendo e in coda per entrare anche Franca Lavezzi, Federico Francucci e Massimo Gezzi e mi sa qualche altro che non ricordo. Soprattutto però ho comperato due pubblicazioni di cui sono molto felice: il numero di Storie in uscita che contiene gli ultimi inediti esistenti di Carver (tre poesie del primo periodo e due atti unici scritti con la seconda moglie) e il libro di Antonio Moresco Zio Demostene.

Altre cose degli ultimi giorni: ho visto I Fantastici Quattro e la seconda puntata di Suor Jo (che stasera in seconda serata su Rai3 termina).

postato da gabrieledadati, 17:43 | link | commenti (1)

venerdì, 23 settembre 2005

COSCIENZA

Questa è la foto di una sinapsi mentre spara uno dei miliardi di impulsi che si ripetono continuamente per ogni neurone e che formano pensieri sensazioni stati d'animo: tutto quello che siamo.

In sostanza, nell'evento raffigurato (foto premiata dalla rivista Science) - che peraltro dura il tempo di un millisecondo - c'è la nostra coscienza. A colori.

Mi sembrava bello metterla qui.

postato da giuseppemauro, 09:43 | link | commenti (1)

giovedì, 22 settembre 2005

Cacciagione!

Questa è la triste storia di una lepre. E' una storia nera, notturna, ingiusta, maledetta. Una storia alla Carlo Lucarelli. Un caso giusto per Blu notte.

Tutto inizia l'altro ieri, quando A. (un ragazzo di diciannove anni) imbocca la strada di casa a bordo della sua peugeot. Il ragazzo è tranquillo, la strada l'ha fatta mille volte, non ha fretta. Ma la vita a volte è cattiva, non ti permette di vedere bene quello che fai, e la tragedia è dietro l'angolo.

Una lepre intanto, proprio dietro quell'angolo, sta attraversando la strada. Si tratta di un bell'esemplare, che molto ha avuto dalla vita ma ancora molto potrebbe avere. Ebbene: tra un minuto la sua possibilità di saltellare incontro al futuro sarà azzerata.

A. si accorge troppo tardi della lepre. Frena, cerca di evitarla, ma è tutto inutile. La colpisce pianissimo, ma è abbastanza. La lepre muore. A. affranto esce dall'auto, si batte il petto, la raccoglie, la porta con sé a casa.

A. cerca conforto nella famiglia. Consiglio, benedizione, comprensione. E' vero sì che l'ha uccisa, ma non ha colpa. Non c'è colpa in queste cose.

C., il fratello di A., mi telefona un paio d'ore fa, scosso a sua volta, dopo l'evento di due giorni fa. Mi racconta tutto. Dice "c'è gente terribile che paga la licenza di caccia, mio fratello non paga neanche il bollo dell'auto poverino!"

Poi C. mi invita a cena (ci sarà anche il D. del post di ieri). Stasera lepre.

postato da gabrieledadati, 14:51 | link | commenti (2)

mercoledì, 21 settembre 2005

UNA MAIL DA D. (che se vuole dice il suo nome per esteso nei commenti,
visto che ultimamente non si sa mai, con la privacy)
"quando riempì il sesto quaderno e incominciò il settimo si accorse di aver finito, dopo quarantotto giorni, questa storia: scrisse Fine, Parigi, settembre 21, 1925". Ottant'anni fa Hemingway finiva di scrivere "il sole sorge ancora" meglio conosciuto come "Fiesta" il suo, a mio parere, più bel romanzo. Ricordatene quando scrivi la pagina sul blog di oggi.
ciao!

postato da gabrieledadati, 09:54 | link | commenti (4)

martedì, 20 settembre 2005

 

SALTARE IL TEMPO
 
Sono curiosamente ingarbugliato in una rete di cose che non mi consentono di scrivere nulla, in questo periodo. Neanche di leggere, ma questo in verità accade più spesso per cui è meno rilevante.
Sono a un passo dal termine della prima stesura di un libro che, non avendo il tempo di rileggere per nulla, potrebbe essere anche una inutilizzabile accozzaglia di capitoli slegati e impossibili da allacciare insieme. Forse è per questo che ritardo il passo, per il timore sacro della rilettura.
Sono immerso in una marea di carte che mi impestano la scrivania impedendomi di rivolgere lo sguardo e la testa altrove. Non è che questo non succeda mai, beninteso, ma è questo un periodo in cui quelle carte le utilizzo come una specie di ancora, mi ci aggrappo e la lascio alla fonda nei mari al largo. Che io non pensi e che il tempo passi spontaneamente, sancito dall’ammonticchiarsi delle carte intorno.
Sono imprigionato nell’esistente e la tela dei miei giorni mi sfugge dalle mani, intricandosi cattiva.
 
Allora, non so se qualcuno ricorda lo sceneggiato televisivo “Valentina, una ragazza che ha fretta”. Era una specie di protofiction, scritta da Marcello Marchesi, in cui Elisabetta Viviani (che all’epoca era per me bambino una ragazza da sognare: parliamo del 1977) interpretava il ruolo di protagonista. La trama funzionava più o meno così: c’erano due ragazzi impazienti di sposarsi ma che per motivi vari dovevano aspettare un po’ di tempo per farlo (anni, ma non ricordo quanti). Allora, come in uno di quei film in cui un bimbo desidera fortissimamente di crescere e si ritrova Schwarzenegger senza essere in realtà cresciuto, questi due vogliono saltare il tempo che gli sta davanti per ritrovarsi già sposati e felici e c’è qualcuno (san Saturnino, ma potrei sbagliarmi) che esaudisce il loro desiderio con il recondito scopo di fargli capire che stanno sbagliando. Dunque, i due saltano il tempo si ritrovano sposati senza avere però memoria del passato e ci sono dei cattivi soggetti che ne approfittano per scopi loschi (loro sono diventati per qualche motivo ricchi senza sapere perchè). Risultato: i due capiscono l’importanza del tempo, chiedono di tornare indietro per viverlo tutto intero e il santo, magnanimo, li accontenta.
 
La trama la ricordo male e, non essendo un telefilm che ha fatto la storia della televisione italiana, anche girando in rete non se ne trova quasi traccia. Però a me bambino quella storia colpì moltissimo, mi è rimasta impressa nella memoria (complice pure la Viviani) e mi capita ogni tanto di pensarci. Un elogio della tranquillità, contro l’impazienza e la fretta di andare.
La ricordo oggi più di ieri perchè mi succede spesso di pensare al tempo che vivo come transitorio. Per tutta una serie di ragioni, che generosamente risparmio al lettore, mi sento in bilico sulla mia esistenza, come in attesa di cose che sono certo arriveranno ma che hanno bisogno di un tempo di decantazione lungo e complesso. Fatica e dolore.
Conosco l’approdo, insomma, o almeno ne ho un’idea sufficientemente chiara (ricordate?: io guardo più in là), ma non riesco a calcolare la lunghezza del cammino. So solo che questo è impervio e non breve, si perde oltre l’orizzonte e vorrei camminarci con passi da gigante.
Io però gigante non sono.
 
Allora, come Valentina, mi scopro a desiderare di saltarli questi anni che stanno davanti. A rischio di perderne il sapore, smanioso come sono di raggiungere quello che sta invece alla fine della strada (che è pur sempre l’inizio di un’altra, sia chiaro) e convinto che la sua forza e la sua capacità di soddisfarmi siano capaci di farmi dimenticare quello perduto e dunque mai gustato. Rinunciare a un pezzo di vita per ritrovarmi con un solo balzo in quella che aspetta. Nel porto che voglio e che merito, per mia convinzione incrollabile.
Poi però, pure lontano da una acritica magnificazione della pazienza come virtù necessaria, penso che quello che vivo è anche un tempo di edificazione. E non si tratta semplicemente di fabbricare la vita di domani nelle sue caratteristiche di dettaglio: io ho da costruire me stesso in rapporto alle cose che formeranno quella vita, ripensarmi in maniera da coglierla interamente collocandomi nello spazio giusto, non lontano finalmente dalla quella che ostinatamente chiamo (e si chiama) felicità. Che non si può smettere di ricercare, pena la perdita di senso di ogni cosa. Almeno nella visione contorta disorganica confusa che posseggo io delle cose.
 
E allora la strada va percorsa tutta, senza scorciatoie.
Potranno esserci giorni in cui andrò ad occhi chiusi, o come guardandomi dal di fuori. Ci saranno giorni in cui proverò a correre o altri in cui il cammino sembrerà non appartenermi fino in fondo. Però – nella mia personale odissea – i passi li metterò cocciutamente in fila provando a non dare ascolto alle sirene dell’impazienza, che sanno approfittare subdole delle volte in cui la guerra mi devasta dentro trascinandomi altrove e impedendomi di guardare oltre.
I miei passi li metterò in fila, cosciente che è questo l’unico modo per accorciare lo spazio che mi separa dal mio mondo più vero e – per questo – più difficile e doloroso da mettere insieme.

 

postato da giuseppemauro, 13:04 | link | commenti (7)

SERENI & BOT

Leggo Vittorio Sereni, la poesia Nel vero anno zero da Gli strumenti umani del 1965. Gli ultimi tre versi sono: Tutto ingoiano le nuove belve, tutto - / si mangiano cuore e memoria queste belve onnivore. / A balzi nel chiaro di luna si infilano in un night.

Allora mi vengono in mente dei versi di Oswaldo Bot, che è un pittore futurista piacentino amico di Marinetti. Bot aveva fondato una rivistina, La fionda, e aveva fatto una piccola collana parallela, Edizione de "La fionda". In questa collanina aveva pubblicato in 30 esemplari, nel 1947, una sua raccoltina di poesie dal titolo Io non ò cuore. Bene, la seconda poesia - Necoscropia - termina con questi quattro versi:  Io non ò cuore. // Le "belve" / me l'ànno / divorato.

Ora: visto che non penso che Sereni conoscesse Bot, l'analogia di ispirazione (laddove non ci sia una terza fonte comune) mi sembra davvero singolare.

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lunedì, 19 settembre 2005

Iraq

Ascolto il telegiornale (di La7: non so quanti siamo in Italia a farlo) e apprendo: si è votato in Iraq. Apprendo: i votanti sono stati circa il cinquanta per cento degli aventi diritto. Apprendo: sono 6 milioni quindi i votanti. Apprendo: il motivo è l'inchiostro blu ben visibile apposto sul dito di chi ha votato. Apprendo: per paura di rappresaglie da parte dei talebani. Apprendo: che hanno sparato anche contro la locale sede dell'Onu. Apprendo: e che minacciano chi è andato a votare.

E allora, con il mio tipico semplicismo, penso questo: c'è il problema, qual è la soluzione? Il problema è: i talebani non vogliono che si voti, chi ha votato è individuabile dal segno blu sul dito, chi ha votato rischia un atto di violenza, anche grave. Ci penso un paio di secondi e mi chiedo (guardando le immagini): ma perché non far alzare la manica a chi vota e non fare il segno sull'avambraccio o sul gomito? Se uno torna a votare due volte, gli si controlla il braccio facendogli alzare la manica; ma se passeggia per strada non si vede niente. Chiaro che se uno deve subire un agguato lo subisce (cioé: se ti accerchiano e ti fanno spogliare, il segno si vede), ma almeno non ti sparano dalla distanza, che non mi sembra poco.

Ora, ripeto: io ho un approccio semplicistico alle cose di ordine pratico (il che però, a volte, funziona). E poi mi rendo conto di aver pensato delle castronerie. Ma in questo caso ancora non ho visto cosa c'è di sbagliato nella mia trovata (i vestiti che magari si sporcano?, mah...), e nemmeno riesco a vedere come potrei essere io l'unico ad averla pensata. 

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domenica, 18 settembre 2005

MTV day (&night)

Puoi andare a Bologna, stare con persone piacevoli, prendere o no la pioggia, ascoltare o no la musica, bere o no delle birre, fare o no molta pipì, scivolare o no nel fango, discutere o no a lungo sotto una tettoia. Tutto questo però non è che l'anticamera, dell'esperienza. Perché l'esperienza è guidare fino a casa la notte. L'esperienza è l'MTV night.

Ci si mette un po' ad uscire dal parcheggio dell'Arena Parco Nord. Ci si mette un po' a districarsi da Bologna. Ci si mette un po' ad arrivare al casello dell'autostrada e a scoprire che è chiuso. Che bisogna andare a Modena a prendere l'autostrada. E ci vuole un bel po' a smaltire i 25 chilometri di coda tra Bologna e Modena, sulla via Emilia, sotto la pioggia battente e con la possibilità di spegnere il motore un bel po' di volte, che tanto non si riparte mica. Poi ci vuole un po' a fermarsi in un autogrill pieno, fare pipì, bere un caffé, lavarsi la faccia, fare benzina. Ci vuole un po' ad andare avanti lungo l'A1 senza superare i novanta perché una pioggia senza pietà rende tutto difficile e invisibile. Per poi scoprire che tra Parma e Piacenza l'A1 è chiusa per lavori. Quindi ci vuole un po' ad uscire, affrontare la circonvallazione di Parma, prendere per Piacenza attraverso Fidenza e Fiorenzuola. Arrivare a Bosco dei Santi.

Io sono paritito a mezzanotte e mezza da Bologna e sono arrivato a letto quasi alle sei. Silvia e Miriam anche dopo le sei.

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sabato, 17 settembre 2005

COSE DA FARE OGGI

Mentre io oggi mi recherò con Silvia, Miriam e Calogero in quel di Bologna per vedere GianMichele (e forse Daniela, Marco e Marco) e tutti insieme andare all'Mtv-day, c'è da ricordarsi che stasera alle 23:20 su Rai 3 va in onda la seconda puntata di Suor Jo, il trittico di "gialli dell'anima" scritti da Giusepppe Genna e girati da Gilberto Squizzato. Nella foto sotto, che riguarda proprio la puntata di oggi, noterete come due degli attori siano due noti scrittori italiani. Con la barba bianca, gli occhiali e il cappello bianco al centro della scena abbiamo Antonio Moresco. Al suo fianco, con la pelle di bronzo (e quindi la faccia di bronzo?), vestito di verde e con cappello rosso c'è Giuseppe Genna in persona. Mi raccomando: che la puntata sia vista!

 

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venerdì, 16 settembre 2005

FRANCESCA MAZZUCATO coming soon!

Mi arriva sul cellulare (e come a me ad altri amici) un messaggio da Francesca che annuncia l'imminente arrivo in libreria del suo nuovo romanzo. Giovedì 22 settembre, per l'editore Aliberti, esce infatti L'anarchiste. Francesca così lo descrive "trecento pagine di una dolente epopea tragica ed erotica. Un romanzo per me fondamentale." Io in libreria ci vado di sicuro. Voi? 

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giovedì, 15 settembre 2005

CASELLI

Per vari motivi (il più evidente: la mia ragazza abita in un'altra città), mi trovo spessissimo a percorrere tratti autostradali, soprattutto di notte (attualmente lo faccio un giorno ogni tre). In genere sono contento di percorrere questi tratti autostradali, perché si tratta di tratti brevi, non troppo trafficati e soprattutto che mi portano verso a o mi portano in dietro da qualcosa che ho voluto fare e mi è piaciuto (cenare, bere qualcosa, andare al cinema, passeggiare, discutere, ecc.). Essendo quindi di umore generalmente buono, ed essendo una persona educata (forse anche gentile), quando esco dal tratto autostradale saluto sempre il/la casellante, sia porgendo il biglietto sia ripartendo. Ora: nelle ultime dieci ripetizioni di questo gesto (uscire dall'autostrada) mi è stato ricambiato il saluto una sola volta. Quest'unica volta è stato quando, talmente assuefatto dal percorso Cremona-Piacenza, ho dato alla casellante l'euro e dieci che costa senza pensare e lei mi ha guardato e ha detto: sì, va bene, ma adesso mi vuol dare anche il biglietto? con un sorriso. Dopodiché, mentre mi allontavo ci siamo salutati. - Per cui lancio questo concorso dell'onestà: le prossime dieci volte che uscite dall'autostrada salutate e verificate se venite salutati. Segnate il risultato. Alla fine, mediante riscontri sinottici, potremo stabilire chi è più simpatico, tra i frequentatori di questo blog, ai casellanti d'Italia, oppure in che zona d'Italia ci sono i casellanti più disponibili al saluto. Il premio, ovviamente, è un telepass.

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mercoledì, 14 settembre 2005

RIMINI again!

Sono passati venti anni esatti dalla prima edizione di Rimini di PierVittorio Tondelli. Autore discusso, e questo libro anche. Però mannaggia se ho letto qualcosa di altrettanto buono in questi ultimi anni. Adesso lo ripubblica Guaraldi per la curatela di Fulvio Panzeri, in un'edizione speciale piena di materiali e fotografie. Ne vale la pena. 

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martedì, 13 settembre 2005

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sabato, 10 settembre 2005

Il CONCERO di GIANCARLO ONORATO a PIACENZA nelle PAROLE di AZZURRITà (che ringrazio)

Il concerto di gianCarlo Onorato si è svolto l'altra sera al circolo culturale di S. Nicolò, davanti a un pubblico di pochi eletti felici di assistere. Perchè se gianCarlo Onorato suona live, è veramente un evento. Per più motivi: Onorato è un musicista splendido, un poeta maledetto e controverso, ed è stato uno dei primi musicisti new wave italiani col suo gruppo Underground Life. Ed essere stato uno dei primi musicisti new wave, significa, in un certo modo, aver creato un certo modo di fare musica alternativa in Italia. Poichè, spesso, l'arte non si misura con la visibilità commerciale, anzi, va dalla parte opposta, gianCarlo lavora nell'ombra producendo opere molto intense destinate a pochi appassionati che divorano ogni cosa che canta e scrive. 

Così, gianCarlo Onorato si è presentato a S. Nicolò insieme alla sua band e ha dato il via alla sua tournè. Io non avevo mai sentito Onorato live e credo fosse così anche per buona parte delle persone presenti. Io non avevo mai sentito un concerto in un posto non insonorizzato che non fosse la mia prima sala prove o l'oratorio di paese e credo che fosse così per una buona parte della gente presente. Eppure, quando una cosa deve arrivare, arriva, magari non come te l'aspettavi, ma arriva. E la musica di gianCarlo Onorato, malgrado il rimbombo di un auditorium carente di insonorizzazione (sia chiaro: doveva svolgersi all'aperto ma pioveva, quindi, il circolo culturale, come alternativa al non fare nulla, è stata ottima), ha incuriosito e ammaliato gli un pubblico eterogeneo attento e sospeso nelle sue atmosfere oniriche.                

Onorato fa centro sin dalle prime note: la sua musica è delicata, ricca di melodie dense disegnate dalla sua voce così particolare, sensuale. E' una musica semplice e diretta, e si fa amare per l'immediatezza delle atmosfere languide e avvolgenti, fatte di pochi incisivi accordi e di note sospese di piano, di arpeggi di chitarra pulita, cristallina. Le sue parole suonano come poesie e sono dolcissime e malinconiche, spesso sussurrate. Ad accompagnarlo, una band capace di suonare i pezzi più delicati ma anche i più tirati, una band di musicisti raffinati che seguono gli umori di Onorato: li esaltano mettendosi in disparte, picchiano quando c'è da picchiare. A metà spettacolo viene proiettato un video; immagini rarefatte di paesaggi solitari, specchi d'acqua, mani nella sabbia, parole in bianco sullo schermo nero. Poi il concerto riprende, senza stacco, che ormai sei nel suo mondo e non ne esci, non ne vuoi uscire. Da lì a poco il concerto finisce, il pubblico chiede i bis. Ancora una volta, lontano dalla massa, gianCarlo Onorato si è mostrato per quello che è: un vero artista come ce ne sono pochi, non solo in Italia.

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venerdì, 09 settembre 2005

IL 9 SETTEMBRE 1998 MORIVA LUCIO BATTISTI. IO OGGI SU LIBERTà HO PUBBLICATO IL TESTO CHE SEGUE (UNA RECENSIONE: NON UN RICORDO)

Il 9 settembre 1998, dopo la malattia vissuta lontano dalle telecamere e dalle macchine fotografiche, nella camera di una clinica milanese, si spegneva Lucio Battisti. Finiva un certo periodo, per la musica italiana, o forse era già finito quando la collaborazione con Mogol si era interrotta a favore di quella con Pasquale Panella. In ogni caso, improvvisamente l’Italia era orfana della figura riservata e leggera del cantante di Poggio Bustone.

Che un periodo storico, anche di breve respiro temporale, possa essere legato a una figura e con una figura terminare, ce lo conferma oggi il nuovo libro di Igino Domanin che proprio Gli ultimi giorni di Lucio Battisti si intitola. Il filosofo e giornalista milanese ci offre sei racconti (ma che sono unitariamente romanzo per riquadri, come Altri libertini di Pier Vittorio Tondelli, per intenderci) che raccontano proprio la fine di quell’Italia lì, dove una certa esuberanza anche economica s’è improvvisamente infranta e un senso di disfacimento s’è impadronito dei protagonisti.

In pochi tratti, nel racconto che dà il titolo al libro, Domanin traccia benissimo l’immagine del suo rapporto col cantante: «Battisti metteva a nudo il piano ultimo e segreto della sensibilità uditiva. Non lo avevo quasi mai visto. Non si esibiva in pubblico. Non faceva spettacoli televisivi.», ma quando poi si avvicina il momento ultimo lo avverte lucidamente: «Lucio Battisti è ricoverato in una clinica. Pare stia soffrendo di una malattia mortale. Guardo le copertine dei vecchi dischi in vinile. Ho la gelida impressione che questi siano gli ultimi giorni di Lucio Battisti.»

La prosa di Domanin procede per frasi brevi, spezzate, che non ci propongono narrazioni, quanto piuttosto fotografie sfocate di un tempo che non è in fuga: è finito e basta. Una prosa che ha i suoi debiti (da Nove a Genna, soprattutto), ma che mostra un'autonomia propria e brillante. Tra amarezze lucide e tutto quanto è grottesco, in fondo resta ancora la speranza di essere uomini. Che da qualche parte dovranno pur ripartire, anche se non si vede da dove.

 

Quello che piace anche, del libro di Domanin, è il sostrato colto che prende dappertutto e tutto miscela. Faccio un esempio: a p. 44 troviamo questa frase: «La violenza illustrata nelle pagine dei quotidiani era la preghiera mattutina degli adulti.» Ecco che al classico adagio hegeliano per cui la lettura del giornale è la preghiera del mattino dell'uomo moderno si aggiunge (anzi: si innesta in testa) il titolo del più bel romanzo di Nanni Balestrini, La violenza illustrata (Torino, Einaudi, 1976). Dal mattino, mentre compiamo la nostra preghiera di lettura del giornale, sappiamo che ci troveremo questo: illustrazione della violenza.

Il libro propone infine un ultimo omaggio a Lucio Battisti: la copertina studiata alla luce di quella dell’album Emozioni. A realizzarla Leonardo Cemak, già disegnatore per Satyricon, la sezione satirica del quotidiano La Repubblica, che oggi collabora con l'Unità, Panorama, Rinascita, Epoca, Esquire e pubblica libri di vignette per l'editore Rizzoli.

 

postato da gabrieledadati, 13:54 | link | commenti

RICEVO E PUBBLICO: I "castori" dell'892  892

Ci sono in giro due castori, magri, ambigui, in tutine  attillate rosso fiamma, un incrocio tra la Carrà e Japino, che fanno la  pubblicità a un numero magico: l'892  892.

Un servizio che replica il vecchio numero 12  della Telecom Italia (rappresentato da un pensionato in panchina), per le  informazioni sugli elenchi telefonici.

Per conoscere un numero telefonico si chiama  l'892 892 (www.892892.it ) e si  paga.

Ma quanto si paga?

Nel caso migliore, dal  telefono di casa, 0,12 euro di scatto alla risposta e  0,03 euro al secondo.

Cinque minuti per ottenere un numero di telefono  costano 0,12 + (0,03 x 300 secondi), quindi 9,12 euro. Per  un'ora di conversazione paghi 108 euro!!!

Ma chi ha autorizzato  queste tariffe? In Italia chiunque può fare i prezzi che vuole?

E poi quale società fornisce questo  servizio?

La maggior parte di noi, dopo aver visto i  castoroni e le bande rosse orizzontali sul sito, risponderebbe: "Telecom  Italia".

Sbagliato!

Il proprietario è  la società internazionale InfoXX, ma il dominio www.892892.it  è intestato a: "Il Numero  Italia srl (società a
responsabilità limitata)".

Quindi,  se proprio volete delle informazioni sugli elenchi, non telefonate, ma usate i  siti gratuiti in Rete (es. www.paginebianche.it ) o
la vecchia guida  telefonica!!!

Attenzione : il numero 892892 NON E'  TELECOM ma di un gruppo americano (infoxx) che opera anche in  altri Paesi.

Le informazioni pervenute NON hanno mai parlato di  Telecom, ma NON HANNO mai specificato di NON ESSERE  Telecom.

Il servizio di Telecom è  892412.

Sarebbe utile informare quante più persone possibili, visto le  tariffe che vengono applicate!!!!!

postato da gabrieledadati, 09:55 | link | commenti (5)

giovedì, 08 settembre 2005

FLYING SPAGHETTI MONSTER

"Il riscaldamento globale, i terremoti e gli uragani e gli altri disastri naturali sono conseguenza diretta della diminuzione del numero dei pirati fin dal XIX secolo. È stato fornito un grafico che prova la proporzionalità inversa tra il numero dei pirati e la temperatura globale. Questo mostra che non è vero che la correlazione implica la concausa".

postato da giuseppemauro, 16:13 | link | commenti

Poi voi fate pure come volete, mica no: però se andate su www.ilparnasoambulante.splinder.com, mi sa che ci trovate una recensione al romanzo Silvia dorme di Giuseppe Mauro. Potrei anche sbagliarmi, ma mi sa che si tratta proprio di una recensione a quel libro lì.

postato da gabrieledadati, 13:58 | link | commenti (1)

ALTRO
 
...il tempo è balordo, amico mio, da lui bisogna guardarsi le spalle. E’ un momento e già ti sta indietro, non ne hai più per fare quello che volevi o che pensavi di sognare. Tutta qui sta la vita. Allora io vado ancora lungo i bracci e i tratturi perchè è questo che mi dice di fare mio padre da lassù, lui mi ha insegnato ogni cosa lui è ancora qui accanto a prendere il caffè insieme a noi e mi raccomando, aggiungi del latte ché a lui piace così.
Sapessi quanti chilometri stanno attaccati sotto le mie scarpe, quanti fatti ho bisogno di inventare ancora perchè non spariscano e se ne perda il ricordo, io non voglio perderne il ricordo e allora mi attrezzo per questo e ti chiedo scusa se parlo tanto ma è per trattenere il passato e non farlo scappare via, che lui per scappare ci mette un istante.
Ci ho passato la vita in mezzo alle pecore, io. Ho sofferto con loro quando dovevo, quando non c’era che da macellarle perchè era tempo di mangiarne o perchè erano ormai streppe  e ogni volta mi moriva un pezzo di cuore, ogni volta il dolore mi faceva tremare le mani perchè l’hai mai guardata negli occhi una bestia tua che stai per ammazzare? Io ti dico che lo sa, puoi non crederci ma lei lo sa perfettamente ti guarda dritto in faccia con gli occhi tristi di rimpianto e non c’è un filo d’odio in quello sguardo, c’è solo l’implorazione lo so che devi ma ti prego, non farmi troppo male e a me ogni volta viene ancora da morire. Ci ho passato la vita con loro a imparare i segreti dei loro belati, a capire la loro voce per poi fare ciò che dovevo e che il latte venisse fuori buono, da riempirci il caccavo prima di filtrarlo con le felci e poi rimetterlo col sale nel cutturo perchè il quaglio si rapprendesse e che il presame si facesse finalmente formaggio. Mettevamo tutto nel caciaro e adesso vallo a chiedere alle fabbriche moderne se sanno cos’è un caciaro se conoscono la fiscella o il bucco, quelli non sanno un cazzo te lo dico io, non distinguono una capra da uno zurro o una pezza da una burrata, non sanno un cazzo quelli...
 
 
Gli aspetti della Vita e della Morte
invano balenavan sul carname
folto, e gli enimmi dell’oscura sorte

postato da giuseppemauro, 13:15 | link | commenti

UNA POESIA DI LAURA PUGNO

 

splendi, stella nera, hai

messo la volpe nella scatola e non

potrà più uscire,

questa è una poesia per bambini:

togliti la camicia

tu hai gli angeli,

hai le mille lingue del ghiaccio: ti hanno lasciato

le cicatrici,

l’henna, splendi

tutto il tempo della volpe, hai il corpetto

di neoprene e di pelle di pesce, così

proteggiti: questi non sono gli angeli dell’acacia,

del veleno,

le uova della luca

 

(da Laura Pugno, Giulio Mozzi, Tennis, Varese, Nuova Editrice Magenta, 2001.)

 

postato da gabrieledadati, 09:35 | link | commenti (1)

martedì, 06 settembre 2005

RICEVO E PUBBLICO

Pubblicare un libro è il tuo sogno? adesso puoi con BOOK ON DEMAND!

Realizziamo qualsiasi progetto che hai nel cassetto, dal racconto alla biografia, dal diario al manuale, dalla raccolta di poesie al fumetto, che noi hai potuto stampare perché quantità, costi e impegno erano troppo alti.
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per adesso molte grazie, Simone

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MACERATA

postato da gabrieledadati, 16:43 | link | commenti

Un cavallo nel cielo

 

 

Un cavallo nel cielo (Milano, Sonzogno, 1997) è il piccolo diario onirico che Fabrizio Parrini tiene per raccontare la sua esperienza di insegnante a contatto con bambini portatori di handicap e autistici. In esergo c’è la poesia di Maura, una bambina che Parrini incontra durante il suo lavoro. Eccola qui:

 

 

un cavallo nel cielo

l’ho visto sul serio,

ma non c’era nessuno

in quel grande momento

e non mi hanno creduto.

 

Maura

 

 

postato da gabrieledadati, 11:20 | link | commenti

lunedì, 05 settembre 2005

THE BIG BLUES TRIGGER SHOW
 
Ladies&Gentlemen,
ecco di seguito le date settembrine dei Blues Trigger, blues band piacentina che propone cover e pezzi propri e che ha nel suo tastierista il pezzo forte (almeno umanamente, visto che è un mio amico: ma è bravo anche come musicista: the great Ruggero "Gola" Golini).
 
- 11 Sett. Tendenze, Taverna delle fate, Pc
- 16 Sett. Cohiba, Gragnanino
- 17 Sett. Festa della Birra, Campo sportivo Borgotrebbia, Pc
- 18 Sett. Blues Festival, Taverna delle Fate, Pc
- 24 Sett. Teatro di Castelsangiovanni
NOTA: Per chi non lo sapesse, il blues si può riconoscere da questo: è quella musica che suona chi è triste e che ottiene due effetti: 1) non permette di discerbare il duol del sonatore, 2) rattrista chi l'ascolta. A parte questo, gran musica il blues!

postato da gabrieledadati, 17:54 | link | commenti

Cent'anni di solitudine

Ieri cercavo la mia copia di Cent'anni di solitudine per compiere un raffronto con un altro libro (mi è venuta un'idea e mi piacerebbe controllarla). Non ho trovato il romanzo di Màrquez (ho lì Dell'amore e di altri demoni e Cronaca di una morte annunciata, ma i Cent'anni non riesco a trovarli). In compenso mi è venuta in mente una cosa ben curiosa. Io ho letto Cent'anni di solitudine un certo numero di anni fa, diciamo a cavallo tra medie inferiori e ginnasio. Da allora, nonostante mi fosse piaciuto, non ho mai provato la tentazione di rileggerlo. Ora: a distanza di anni, a me è rimasta nitidamente in mente una sequenza. La sequenza è questa: uno dei vari Arcadio/Aureliano/ecc che si susseguono nel romanzo a un certo punto cammina attraverso una serra piena di piante rigogliose verso una donna portando in equilibrio sul pene eretto una bottiglia di birra (penso piena). La cosa curiosa però non è tanto questa sequenza - nonostante sia narrativamente bellissima -, la cosa curiosa è che tutte le volte che capita di parlare di Màrquez io la cito e non capita mai, ma dico proprio mai, che qualcuno se la ricordi. Anzi, c'è chi è arrivato a dirmi: ma sei sicuro che nel libro ci sia? - Io sì, sarei anche sicuro. Ma è poi così vero che sono sicuro? Non so: c'è qualcuno che si ricorda di questa sequenza?, o a qualcuno capita come a me di ricordare un dettaglio di un libro famoso che non ricorda nessun'altro e dubita quindi di ricordare giusto?

postato da gabrieledadati, 11:11 | link | commenti (5)

domenica, 04 settembre 2005

Ecco qua. Io aspettavo, aspettavo che cominciasse finalmente il campionato di serie B per poterlo seguire, per poter tifare, per poter leggere gli articoli, per poter gioire eccetera. Poi dopo comincia, il Piacenza ne prende quattro a Crotone (che magari alla fine vince il campionato, ma almeno sulla carta per adesso non parrebbe irresistibile) e il Cesena uno dal Vicenza. Cosa devo dire? Sono affezionato a due squadre (e la Juve in A) perché l'una mi consoli dell'altra, e poi cosa succede? La A non gioca, le due di B perdono entrambe e ieri la nazionale ha pure rimediato una figura quasi barbina. Però è la vita, dai, e stasera almeno ci sono gli amici a consolarmi (a sfottermi?).

postato da gabrieledadati, 18:06 | link | commenti (5)

sabato, 03 settembre 2005

La prima puntata, qui, è bisogna registrarla (perché l'orario è il più infame possibile)

postato da gabrieledadati, 10:10 | link | commenti

venerdì, 02 settembre 2005

LEGGO E TRASCRIVO

Qualcuno ha detto che l'innamoramento è la sopravvalutazione delle differenze marginali che esistono tra una donna e l'altra (o tra un uomo e l'altro).

(Carlo Ginzburg, Miti emblemi spie. Morfologia e storia, Torino, Einadui, 1986, p. 192.)

RICEVO E PUBBLICO

Gentile Gabriele,
siamo un'Associazione Culturale Toscana di studenti lavoratori, abbiamo indetto un concorso Letterario, per maggiori informazioni può consultare il Nostro sito web http://www.ilserale.org , dove troverà sicuramente argomenti di Suo interesse.
Ringraziando per l'attenzione concessa le porgo cordiali saluti.
Con stima e rispetto.
Massimiliano Ciervo
segretario pro-tempore Ass. Cult. Scolastica "IL SERALE"

postato da gabrieledadati, 11:39 | link | commenti

giovedì, 01 settembre 2005

STRALCIO
 
Canta triste stanotte, fa il cane bastonato.
Forse non tutti ci riescono e comunque neanche ci farebbero caso; io invece lo sento. E lo capisco, ne so comprendere ogni singolo vagito, ogni urlo rabbioso. Ciascuna domanda malinconica o minacciosa. Ne avverto la tristezza e la gioia, la rabbia e la fratellanza. Lo capisco, ma ne resto lontano.
Lo guardo, quello sì.
Da quassù il mare è strano, appare enorme eppure finto, come qualcosa che non ti appartiene. Che non può farti male. Sembra di dominarlo dall’alto e però è un’illusione che mostra la sua inconsistenza non appena riesci a sentirlo, a farti attraversare l’anima dalla sua voce. Allora capisci che non c’è posto dove il mare non possa raggiungerti.
Lo guardo, ma da quassù. Da qui dove non posso parlargli come facevo, non posso toccarlo né farci l’amore. Non posso fondermi con il suo vagare. Da qui dove lui non può fare lo stesso con me ed è per questo che mi chiama, lo fa ogni notte, disperato o rabbioso. Mi prega e mi ammonisce, usando tutte le sue strategie.
A volte, in certe notti in cui il silenzio che scivola sulle onde scure mi manca così tanto da sentirne il bisogno fin dentro allo stomaco, sento che la nostalgia potrebbe vincermi. Avverto dentro le ossa il desiderio di essere lì, in mezzo alla notte e ai lumi fiochi delle lampare e all’odore pungente del legno dei gozzi impregnato di acqua e di sale. Vorrei risentire sulla pelle il freddo della corrente che risale dal golfo, lasciarmi amare dalle onde.
Vorrei.
Vorrei ma resisto, ignorando la voce e restando in silenzio. Fino a sentire forte il suo, lui che sa di avermi perduto per sempre.

postato da giuseppemauro, 15:23 | link | commenti (2)