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venerdì, 28 aprile 2006
Ricompaio di per dire che qualcosa di interessante, spero, avviene su www.orepiccole.org nella serie intitolata La rivista. Grazie per l'attenzione, torno a inabissarmi.
postato da gabrieledadati, 13:32 | link | commenti
martedì, 25 aprile 2006
NON-SEMPLICI
"E' bello, è ricco, è famoso, è cool, ma è anche una di quelle persone non-semplici che hanno bisogno di tantissimi doni dalla vita solo per riuscire a sopportarla".
Sandro Veronesi, Caos calmo, 2005
postato da giuseppemauro, 13:05 | link | commenti
giovedì, 20 aprile 2006
CAPIRE CHI SEI
Capire chi sei.
Che poi arriva un momento, proprio in mezzo alla vita, in cui il bisogno di solitudine bussa così forte da costringerti a aprire, a domandargli, in fine a rispondere. Perchè lì, in quell’istante che accade senza avvisare, senza darti tempo di mettere insieme risposte vestite di logica e coerenza, c’è un paradosso che vince, si impone: tra la gente si è soli, rifugiati nella solitudine invece no.
Allora, è tempo di riprendersi se stessi, come scrivere da troppo tempo e sentire la necessità di calcare la penna e gridare un punto; andare un rigo sotto.
Fermarsi, prima di ricominciare a scrivere.
Capire chi sei.
Le cose succedono dentro, anche quando rotolano fuori, intorno.
Gli strappi della vita, quelli che disperano e quelli che ti regalano frammenti di gioia, non fanno altro che chiamare forte quei pezzi che riposano dentro di noi, nascosti nelle profondità di nodi non risolti, di pensieri sospesi, di desideri compressi e lasciati a marcire o a crescere: tutto quello che serbiamo nelle stive dell’anima.
Gli strappi della vita, violenti o graduali, innescano esplosioni scritte da tempo, tracciate nei ricordi di briciole di giorni, sguardi incrociati per caso o per destino e subito tirati via, scariche elettriche sbucate dalla pelle sfiorata senza premeditazione e subito fuggita.
La paura di trovarsi. Gli strappi della vita la vincono, ti costringono a guardare, rompono gli argini, esplodono i vulcani.
Guardare, vedere finalmente.
Capire chi sei.
E qui, in questa città di azzurri tutti uguali e tutti diversi, ci sono un mare e una montagna che si amano odiandosi da sempre, cambiando forma lungo il cammino dei secoli ma conservando la stessa anima.
Sono rifugi.
Sono posti in cui ritirarsi, sono specchi in cui riflettere i sogni, ritrovare un senso e le ragioni per esistere. Tra le immondizie che agitano le onde del lungomare e le scatole di ferro e di cemento che assalgono i fianchi del vulcano ci sono correnti e sentieri, sussurri e grida inascoltabili, parole che viaggiano lungo dimensioni non conoscibili. In questa città di rumori violenti che fanno un canto unico e indistinto – inarrivabile euritmia – ci sono posti in cui potersi cercare, ancora.
Un mare e una montagna.
Un mare che asciuga la stanchezza addossandosi alle pendici di una montagna che riposa le radici bagnandole nelle onde.
Un mare e una montagna con la stessa identica anima spartita a mezzo tra le rocce e le acque e ciascuno degli esseri che vi trovano casa.
Quell’anima che - sola - può trascinarti fuori, via, altrove.
Per capire chi sei.
postato da giuseppemauro, 10:05 | link | commenti (4)
martedì, 11 aprile 2006
COME VIVO
Com’è che vivo lontano dai tuoi occhi?
La domanda è dura, forse è impropria. Per certi aspetti lo è. Perchè si dice che certe cose stanno dentro di noi, perciò ci accompagnano, perciò sono nostre. In questo senso, io non vivo senza i tuoi occhi: essi sono miei. E’ un senso che a volte non basta, eppure esiste. E’ un senso che non basta quasi mai, ma esiste e è una forza, mia e tua.
Senza le tue mani invece ci vivo, c’è poco da discutere. Le mani sono pelle e ossa e polpastrelli e calore e cercarsi con l’ansia della ragione, con l’urgenza dello stomaco, con i desideri dell’anima. Le mani sono l’ancora con cui ci stringiamo, sono il segno dell’inverosimile, la potenza del nostro trovarci. Ti ho trovata nelle mani e nelle mani continuo a cercarti, incessante. Tu fai lo stesso e non credere che non lo sappia, che non lo senta. Che non senta il peso di quelle mani che mi stringono come a cercare aiuto, e a regalarne.
Eppure.
Lontano dalle tue mani faccio fatica e per quanto mi ci impegni io non riesco a sentirle del tutto mie. Sono mie – te lo dico sempre – ma non tutte. Non come vorrei, come vorresti. Non con la stessa necessità che il corpo intero non smette mai di urlare. E è difficile ripudiare i pensieri che sussurrano subdoli, che si divertono a scompaginare le consapevolezze. Non che le mettano in fuga – questo mai – ma si insinuano tra esse e colpiscono lo stomaco e il cuore, fisicamente. Sono colpi e crampi, fitte sottili e tremende, cellule distrutte e ossigeno che manca.
La fatica.
Te l’ho mai raccontata la mia fatica? Te l’ho mai detto che essa è la somma di mille fatiche che vengono tutte da lì, dalla lontananza delle tue mani da stringere con gli occhi del risveglio e col sospiro del sonno? Ti ho mai raccontato dei pensieri che si intrecciano mortificando il silenzio con cui ti cerco? – e sapessi quante volte riesco a trovarti e tu lo sai, mi dici che i miei pensieri li senti sulla pelle e sotto e in mezzo ai tuoi che intanto mi inseguono, sondano i giorni e le cose da inscatolare, il dolore del distacco e la gioia per l’alba.
Eppure.
Sono dietro l’angolo dei tuoi sogni, aspetto le tue mani, le tue cose. I minuti da mettere insieme per condividerne il senso, o desiderarlo. Le domande a cui cercare risposte, o inventarsele. La generosità del tuo aspettarmi, come porto a cui tornare. Sono e ci sono, sono ciò che non ero, sono sabbia adulta da farci castelli di roccia, spigoli e curve ammansite.
Sono e ci sono, so che ci sei.
Tu.
Tu non negarmi mai la comprensione delle mie paure perchè sappilo, per me perderti sarebbe morire.
postato da giuseppemauro, 15:05 | link | commenti (11)
E MENO MALE CHE HO SCRITTO FORSE....

postato da giuseppemauro, 11:42 | link | commenti (1)
lunedì, 10 aprile 2006
E' ANDATA
Forse.

postato da giuseppemauro, 15:02 | link | commenti
venerdì, 07 aprile 2006
PUNTO E A CAPO
Sono in piena trance elettorale, lo ammetto.
Però ne sono anche stufo, la politica assunta in dosi da overdose provoca l’effetto di qualsiasi eccesso e perciò stanca. Stancano i due candidati premier, stancano le polemiche inutili, stancano le maleparole da una parte e dall’altra, stanca l’assenza della percezione delle condizioni reali della famosa gente.
Quella che poi vota, per intenderci.
La frenesia che investe tutti è diventata coi giorni sempre più intollerabile, e sono convinto che in molti scatenerà reazioni di distacco e di disinteresse, come se non ce ne fosse già abbastanza in giro. Però devo ammettere che se la mia coscienza politica di militante non fosse così radicata anch’io spenderei più di un pensiero per il non voto.
Perchè poi voglio provare un attimo a astrarmi dal contesto, dalla militanza, da tutto: voglio provare a osservare imparzialmente, per quanto possibile. Ebbene, la cosa che mi risulta più intollerabile di ogni altra è il sorriso largo e miliardario del presidente del consiglio schiaffato in faccia agli elettori: scegliamo di andare avanti. Detto a chi, in parole povere e lievemente demagogiche (sto facendo l’osservatore imparziale e un po’ qualunquista), fa i salti mortali, i debiti, le carte di credito revolving, i pagamenti rateali ritardati di due anni con gli interessi che partono il giorno prima della firma del finanziamento, i mutui quarantennali – tutto questo – per arrivare allo stipendio successivo e far finta di vivere.
E alla fine, tra le tante ambiguità e le capriole dette e compiute da Romano Prodi, c’è la cosa che più mi ha colpito favorevolmente: c’è bisogno di un po’ di felicità. Abbiamo il dovere di cercarla e di prendercene almeno un pezzetto. Certo, è un compito nostro, appartiene alla sfera della nostra individualità e lo Stato non può arrogarsi il diritto di decidere cosa sia la felicità dei membri della comunità e come fare per elargirla (esperimenti passati in tal senso non sono andati troppo bene, diciamo), né qualcuno può pensare di delegare compiti del genere a altri. Però uno Stato deve preoccuparsi di fare quanto in suo potere per consentire ai propri membri di impegnarsi anche nella ricerca della felicità, questo io credo.
E allora spegniamo il sorriso largo e miliardario del signor Berlusconi e proviamo a fare punto e a capo.
Io, intanto, per spezzare la mia trance elettorale, domani me ne andrò a Modena per un’altra presentazione dei Semi, alle ore 18,00 presso la libreria Feltrinelli in via Cesare Battisti.
Tornerò domenica sera.
In tempo per votare, e per riprendermi la trance e il tempo perduto a chiacchierare e a polemizzare fuori dai seggi.
In attesa del punto, in attesa del daccapo.
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mercoledì, 05 aprile 2006

postato da giuseppemauro, 10:03 | link | commenti
martedì, 04 aprile 2006
postato da giuseppemauro, 11:11 | link | commenti
sabato, 01 aprile 2006
GALASSIA GUTENBERG
Da oggi al 4 aprile, al Castel dell'Ovo, l'appuntamento consueto con Galassia.
Domani in particolare, alle 10,30, si presenta Vedi Napoli e poi scrivi, edizioni Kairos.
Presenti alcuni autori, tra cui me medesimo.
postato da giuseppemauro, 15:32 | link | commenti
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