| mercoledì, 29 ottobre 2008
ORIZZONTI MOBILI
I tuoi occhi li amo perché ogni volta che li guardo mi sento a casa.
Viaggiamo dentro i nostri giorni gonfi di tutto, il sole che buca i finestrini riscaldando la pelle appena dissetata. Mi è impossibile non pensare alla sete che arriverà già tra un paio d’ore al massimo, protraendosi per un tempo che comunque sia è sempre troppo, sempre insostenibile. Ma stringo la mente, cercando di seppellire il pensiero.
I tamburi lontani accompagnano sommessi un percorso mai predefinito, andiamo perché stare in macchina, le mani intrecciate e i respiri pure, ci regala una pace inusuale. L’oasi raggiunta oltre l’ennesima tappa della nostra traversata desertica, il lungo respiro in mezzo alla vita in apnea, il pranzo consumato da ingordi alla fine di giorni di digiuno.
Eccoci, spinti a novanta all’ora verso un orizzonte spostato ogni volta un poco più in là.
Ma non importa, stai e sei accanto, oggi.
Gli occhi chiusi, mi pare di non sentire il rumore dei tuoi pensieri; penso che dormi. Distolgo di continuo lo sguardo dalla strada, non posso fare a meno di accompagnare con gli occhi il tuo riposo tranquillo. E’ una serenità completa, quella che respiriamo in questo istante.
E poi parli, gli occhi ancora chiusi – ma sarai sempre così con me, non è che poi un giorno ti scocci, smetti di guardarmi e di sentirmi, di andare in macchina senza meta per il solo piacere di stare accanto così vicini?
E io sto zitto un attimo, io che non ho più vent’anni e non so più regalare frasi da baciperugina, io che dietro le spalle ho rivoli di fiumi smarriti e detriti che non smettono di pesare, io che della vita faccio lezione e che le cose succedono e accadono e rovinano ma io imparo - eccome se imparo - e allora potrei dirti mille mai e mille e uno sempre, e invece parlo facendomi strada tra le macerie e le acque stanche e ti racconto ancora di me, di noi, ti racconto di te e tu hai bisogno di ascoltare, ti racconto per concludere – ed è logica unita all’istinto, amore mio – che sono ragionevolmente sicuro che mille cose cambieranno, ma che difficilmente smetterò di guardarti, di sentirti, di avere voglia di girare in tondo insieme a te tenendo fuori il mondo dalla macchina, stretti tra i respiri che si inseguono, gli occhi che parlano, i pensieri decodificati, i silenzi e le parole infinite, i tamburi lontani a fare da colonna sonora alla nostra vita.
Ci guardiamo, impavidi; indomiti.
I tuoi occhi li amo perché ogni volta che li guardo mi sento a casa.
E’ quello che penso in questo istante, ma so per certo – i tuoi pensieri ho imparato a sentirli, ormai – che è quello che stai pensando anche tu.
postato da giuseppemauro, 11:25 | link | commenti (1)
mercoledì, 08 ottobre 2008
Che vita è questa, che vita sarà
Mai più saggezza, mai più
Se c'è un rimedio io corro da te
Senza una mano che mi sfiori
Io corro da te
I. Fossati
postato da giuseppemauro, 09:58 | link | commenti
venerdì, 03 ottobre 2008
CHOOSING MY CONFESSIONS
Torna presto.
Le tue parole, pure distillate sempre attraverso i reticoli impietosi della ragione, mi mancano.
Ne ho bisogno.
Io, che manifesto pubblicamente la mia in-dipendenza nei confronti di chiunque, te lo confesso con la forza che raccolgo fin dentro le pieghe dei giorni – e delle notti – per risalire l’ennesima parete verticale, per resistere al prossimo gorgo, per districarmi da un futuro costruito ancora in forma di labirinto da affrontare a occhi bendati.
Senza coordinate.
Ricordi il Film? Usa la forza.
Occhi stretti, uso la forza, finché ce n’è.
Lo faccio anche per confessare, e tu credimi: io ho bisogno di te.
postato da giuseppemauro, 12:54 | link | commenti
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