capitani coraggiosi

                                     frammenti di un diario di bordo

 

giovedì, 19 marzo 2009

COSE CHE ABBIAMO PERDUTO
 
La mia vita è una scatola dentro cui conservare i pezzi di cielo che troviamo insieme, scartandoli con cura e con il gusto acerbo della scoperta.
Mi ritrovo a pensare che lungo questo tempo passato accanto sono ben poche le cose che abbiamo perduto. Non l’emozione del primo minuto, che si riapre si riversa si compiace imperterrita ad ogni sguardo che ci conficchiamo all’improvviso, come erigere una diga al lago di parole che ci accompagna. Non la violenza morbida inesausta degli scontri di pelle e di odori e di corpi che regaliamo ai sensi in fiamme, come provare a spegnere un incendio con un bicchiere d’acqua, quello si fa beffe di ogni tentativo e continua a impazzire. Non l’abitudine dei gesti che non sono mai uguali, si ripetono con le stesse movenze e certo si assomigliano ma no, mai sono uguali, ché non c’è no fiume che due volte sia capace di bagnarmi e darmi pace. Non la sete che sconvolge le labbra riarse, le mani disidradate dalle assenze sempre troppo lunghe pure se valgono un’ora, le braccia aride dai distacchi del tempo che azzanna i nostri giorni incompiuti e mai sazi.
Mi ritrovo a pensare che di cose piuttosto ne guadagniamo, incontrandole e serbandole da parte senza metterle via, con la sensazione che tutte – tutte – verranno utili alla bisogna. Costruendo, pure, che di costruire non smettiamo la voglia capace.
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Cose che abbiamo perduto, poche.
Un’oncia di paura, svanita nelle consapevolezze montate superbe sulle pareti dei giorni. L’incertezza bambina dei non detti degli esordi, quando sembrava che ci potessero – dovessero – essere ancora angoli da tenere nascosti, prima che l’impeto potente del riconoscersi ci travolgesse con tutto il suo clamore; stupendoci non poco. La pazienza rassegnata dei sogni da mettere insieme, all’inizio di una strada che sembrava lunghissima e che sotto certi cieli più scuri lo è ancora – e scusami per questo ma lo sai, non c’è viaggio senza prezzi da masticare – e che però sappiamo e vogliamo oggi più generosa e larga: impaziente; e priva di burroni a presidiare insidiosi curve che non ti aspetti.
Eppure, che tu ci creda o meno, io conservo anche queste. Perchè tra la calce e i mattoni e l’odore di vernice fresca, non c’è puntello più resistente di un burrone testardamente rimontato di forza coraggiosa e disperata.
E lasciato lì, indietro.
A guardarci le spalle più solide.

postato da giuseppemauro, 16:53 | link | commenti