capitani coraggiosi

                                     frammenti di un diario di bordo

 

mercoledì, 29 aprile 2009

postato da giuseppemauro, 14:40 | link | commenti

martedì, 21 aprile 2009

postato da giuseppemauro, 09:30 | link | commenti

domenica, 12 aprile 2009

 

IO NON SO


Allora, spengo anche il telefono. Non voglio che il mondo mi trovi; non voglio sapere se mi cerca.

Le onde si spengono sugli scogli con la quiete di chi è perfettamente consapevole della propria eternità. Mi rintano sopra il muretto che corre di fronte al faro. Non c'è nessuno. Forse nemmeno io.


Intanto, non so.

Non conosco il peso dell'arcobaleno di grigi che si innervosisce leggero tra nuvole e mare, ordito malinconico e suadente.

Non so chi sbuffi queste folate improvvise che mi piovono sulla faccia annunciando un pioggia che ritarda, costringendomi ad alzare gli occhi e a chiuderli per vedere bene.

Non so chi afferri la mia mente portandola fuori dalle pagine che leggo, trascinandola sopra il liscio tremore del mare, ingannandola di onde e di pruriti salmastri.

Non so dei pensieri della donna vestita di Ipod che si siede sul muretto pochi passi davanti, sento i suoi occhi che mi percuotono mentre continuo a leggere, non alzo lo sguardo una sola volta, lei sonda la mia indifferenza per dieci minuti, poi si alza e sparisce oltre il crocevia degli eventi rifiutati.

Non so della confusione dei gabbiani alle prese con quell'aquilone che ondeggia beffardo, sembra sfidarli in altezza e lievità prima di precipitare lentamente sul pelo dell'acqua, due ragazzi allora lo lasciano andare e tornano in terra e io non riesco più a vederlo, io non so se è sparito trascinato dalle correnti del golfo o se le sue ali ormai troppo pesanti lo hanno risucchiato sul fondo, io penso soltanto alla libertà di volare che possedeva tenuto al laccio e poi perduta una volta lasciato andare e questo ossimoro assurdo mi inquieta, mi affanna, devo aspettare il prossimo refolo di vento per riprendere a respirare.


Io, io, io.


Io non so se chiamare casa la pioggia di cose a caso che gli occhi riconoscono sulle vie di ogni giorno, i piloni orrendi ordinati che sorreggono strade che riescono persino a interrompersi senza portare a nulla, le gru che sollevano cementi disarmati abusivi abusati, le montagne di rifiuti sapientemente dislocate nei punti irraggiungibili dall'occhio chiuso di chi dovrebbe sapere – lui sì – ma che viceversa si preoccupa di avvalorare la tesi secondo cui la Campania Infelix è finalmente liberata dai sacchetti, dalla diossina, dagli incendi dolosi, dall'indifferenza inguaribile di chi la abita.

Non so delle credenze della donna che parla al telefono a voce alta, dissertando della grandezza di un dio che tra le sue diverse incombenze non avrebbe a suo dire esitato a punire chissà chi, mi faccio forza per non domandare alla donna per quale motivo un dio dotato di poteri da supereroe benevolo e benigno dovrebbe occuparsi di fare dispetto al suo “nemico” piuttosto che usarli in luoghi e per gente che ne avrebbe infinitamente più bisogno.

Io non so se il tuo profilo è quello giusto, se il tuo naso è davvero così perfetto - specie se paragonato al mio – o se sono gli incastri tra i miei occhi e il tuo viso a disegnare l'armonia delle linee che si intrecciano alle mie, se questi incastri ci appartengono in maniera esclusiva, se l'anima che riesco a vedere ricomposta, nel tempo in cui i nostri corpi si alleano per combattere chi ha deciso di tagliarla di netto costringendo le due parti a viaggiare per conto proprio, è così vera, antica, persistente.


Oggi eri così bella, così stridente rispetto al grigio che incatenava il mare, che parevi non esserci e ti prego: non riderne. Da quando i tuoi occhi hanno preso l'abitudine di colorare i miei giorni, ci sono certe paure che sbucano dagli angoli più scuri della mia memoria dispersa, quelli che non ricordo ma che mi hanno lasciato ricche eredità di segni sotto le pelle e dentro le vene, odori calorosi e asprezze d'inverno. Cose contro cui non ho sempre argini sufficienti a tenermi al riparo.

Cose che io non so.

postato da giuseppemauro, 19:22 | link | commenti (1)

martedì, 07 aprile 2009

RALLENTARE

Serate serene. E' questa la tua dote, è questo ciò di cui ho bisogno. Mare tranquillo, silenzi rallentati, parole a condire gli abbracci e i passi in centro più dolci in questa primavera che cammina accanto, noi tra la gente senza lasciarci mai le mani, senza pensare a stanze da mettere insieme che tanto prima o poi verrà anche questo e sarà naturale, sarà giusto.

Con te sto imparando a fermarmi, lasciare i pensieri in anticamera a decantare e dopo scoprire lucidità inaspettate. Come rallentare fino al passo breve dopo una corsa a perdifiato.

postato da giuseppemauro, 11:21 | link | commenti (2)